sabato 9 giugno 2012

[manuale scrittura] L'arco di trasformazione del personaggio di Marks


RECENSIONE INTERA DI LIBRI E CAFFELATTE

Alcuni concetti li considero già appresi dai manuali di scrittura recensiti in precedenza:
"Master di scrittura creativa"
"Elementi di stile nella scrittura"
DINO AUDINO EDITORE
L'arco di trasformazione del personaggio, ovvero Come e perché cambia un personaggio, è un manuale di sceneggiatura/scrittura di Dara Marks edito da Dino Audino Editore del 2007, ristampato nel 2009.

Dopo la lettura, posso dirvi che si tratta di sceneggiatura/plot più che di scrittura nel senso che spiega COME EVOLVERE un personaggio per renderlo vero e palpitante. Infatti, ero in dubbio sulla recensione, ma alla fine ho pensato di farne una brevissima giusto per i concetti base. Se poi voleste approfondire l'argomento, il manuale è reperibile senza difficoltà. ^^

Ci si sofferma sulla psicologia, sulle motivazioni e "i perché" per dare coerenza ai personaggi.

Secondo me, è utile anche per uno scrittore apprendere come caratterizzare un personaggio al fine di evitare spiacevoli giudizi del tipo: "I personaggi, soprattutto il protagonista, sembrano finti e agiscono come marionette." o "I personaggi sono bidimensionali."

Lo stile si può migliorare, applicandosi e studiando tutto è possibile, ma se il lettore percepisce il vuoto dal personaggio (senz'anima) è una sconfitta per lo scrittore spaventosa.
E scrivere bene, ma non dare l'anima ai personaggi è più grave del contrario. Ci sono romanzi scritti maluccio (cioè in modo accettabile, ma non eccelso), ma che sono riusciti a comunicare lo stesso emozioni grazie al dirompente carisma del personaggio.

Esempio: Cime Tempestose di Emily Brontë. Diciamolo, lo stile di scrittura lasciava molto a desiderare, ma Heathcliff si conficca nel cervello del lettore dalla prima apparizione.
E non esce più!
Passano gli anni, ma Heathcliff resta. Come si sul dire, è un personaggio potente. Un personaggio con un buon arco di trasformazione, in realtà.
Ecco dunque che l'anima vince sullo stile di scrittura. Ma eravamo nel 1847. Oggi si spera di avere da un romanzo un buon compromesso.

La sensazione del senz'anima si ha quando il personaggio non si evolve.
Ed è sbagliato, innaturale. Tutto cambia, qualsiasi cosa vivente cresce e muore. E' a livello inconscio che cerchiamo questo anche nei romanzi.

Noi siamo la somma delle nostre esperienze. Quando incontriamo un personaggio di carta vogliamo conoscerlo per quello che è, con pregi e difetti. Non per idealizzarlo, ma per viverlo.
Se non ha un passato, il personaggio ci apparirà alieno, se poi durante la narrazione non ha una sua personale evoluzione, risulterà più vuoto dei tronisti della De Filippi ;)
Riguardo al finale, non deve essere idilliaco, ma il più coerente con la storia e il personaggio, tema e premessa.

Esempio di personaggi SENZA arco di trasformazione;
fanno ridere, ma sono palesemente finti.
Questi sono molto in sintesi (ma molto molto)  i concetti espressi nel manuale.
Servivano 240 pagine per queste quattro righe?
Ovviamente sì, perché l'autrice guida passo passo ogni fase dell'arco in modo tecnico e con esempi. Spiega gli atti, come affrontarli e che peso dare a ciascuno. Spiega il midpoint, le resistenze e i rilasci, i periodi di grazia, i punti di svolta e così via. Non solo, affronta trasversalmente argomenti già trattati in altri manuali andando a ribadire concetti importanti quali tema premessa, che si rivelano ancora una guida per l'autore disperso nella landa della creatività.

Il FATAL FLAW del personaggio è molto interessante.
Cos'è il fatal flaw? E' la resistenza al cambiamento e alla crescita che il personaggio genera (o per volontà sua, o per altri motivi esterni) che potrebbe portare a conseguenze "fatali".
Un blocco psicologico, emotivo che se non superato "ucciderà" il personaggio.
Esempio: una relazione sbagliata dalla quale non si vuole o può uscire che è continua fonte di sofferenza per il personaggio.
Il fatal flaw è un ottimo modo per iniziare un romanzo. Crea da subito un impatto emotivo forte.

Schema finale dell'arco.
Questo è in inglese, ma nel manuale è tradotto. ^^
CONCLUSIONI: un manuale prolisso. Per ogni aspetto, fase e concetto alla fine l'autrice spiega riportando tre film: "All'inseguimento della pietra verde", "Arma letale" e "Gente comune".
Detto sinceramente, mi è sembrato troppo. E' a prova di cerebroleso, insomma. Ribadisce gli stessi concetti più volte. In un manuale preferisco la sintesi.
Comunque, per il resto, è stato molto interessante e utile. Ma, ripeto, è un manuale "teorico" sul personaggio e non "pratico" sulla scrittura. 
E' di approfondimento.
Utile, ma non essenziale. Almeno, non all'inizio.

mercoledì 9 maggio 2012

[manuale scrittura] Elementi di stile nella scrittura di Strunk


Dopo MASTER DI SCRITTURA CREATIVA, un altro manuale essenziale e conciso che non può mancare di essere letto e studiato per chi volesse scrivere in modo più serio, sicuro e coscienzioso.
Ovvero, non alla-cazzo-di-cane come dice sempre Boris :D

DINO AUDINO EDITORE
Scritto nel 1918 dal professore universitario William Strunk jr, che lo pubblicò a sue spese a uso e consumo dei suoi studenti, questo volumetto di meno di un centinaio di pagine riscosse e riscuote ancor oggi notevoli consensi per la sua essenzialità.
Consigli e regole veloci.
Dino Audino lo ha pubblicato adattandolo all'italiano, eliminando ad esempio il genitivo sassone che è solo per la lingua inglese. Lo ha anche aggiornato con delle note a fine capitolo molto interessanti.

Io l'ho trovato utile, non solo perché il libretto si può consultare nei momenti dubbiosi, ma anche perché nell'appendice riprende i concetti base dei manuali letti in precedenza. 
Lo zio Ste' dice che gli deve molto.
Sono quattro capitoli e l'appendice.
1-Elementari regole d'uso
2-Elementari norme compositive
3-Alcune questioni di forma
4-Parole ed espressioni usate impropriamente
Appendice- Questione di stile

Vi riporto qualcosa per capitolo.

capitolo uno: elementari regole d'uso

Il PUNTO E VIRGOLA ( ; ), questo sconosciuto nella moderna letteratura! :D
Si usa quando due o più proposizioni indipendenti, non separate da congiunzione, formano insieme un peridio complesso.
I romanzi di Stevenson sono divertenti; sono pieni di avventure emozionanti.
Sono quasi le cinque e mezzo; non saremo in città prima di buio.

Ora, si potrebbe dire anche: 
I romanzi di Stevenson sono divertenti. Sono pieni di avventure emozionanti.
Sono quasi le cinque e mezzo. Non saremo in città prima di buio. 
Oppure:
I romanzi di Stevenson sono divertenti, poiché sono pieni di avventure emozionanti.
Sono quasi le cinque e mezzo, e non saremo in città prima di buio

Ecco però cosa cambia.
La prima versione col punto e virgola è più veloce, decisa e unisce a legame stretto gli enunciati.
La seconda, col punto, li separa rompendo il legame e togliendo causa-effetto.
La terza aggiunge la virgola e, di conseguenza, un avverbio (poiché) o una congiunzione che allungano la frase senza motivo perdendo così efficacia.

La VIRGOLA è invece opportuna in due casi:
-se le proposizioni sono molto brevi e hanno una struttura simile e non hanno causa-effetto
L'uomo propone, Dio dispone.
Il cancello si aprì, il ponte si abbassò, la saracinesca fu sollevata.
-nell'espressione colloquiale inserita però in una lettera o in un dialogo, non nello scritto.
Quasi non lo riconoscevo, è così cambiato.

Al contrario, ci sono casi specifici in cui NON SI USA IL PUNTO MA LA VIRGOLA.
Li conobbi su un transatlantico della Cunard diversi anni fa, che tornavano a New York da Liverpool.
Era un gran conversatore, un uomo che aveva viaggiato in tutto il mondo e vissuto in una mezza dozzina di paesi.

Caso eccezionale: se si vuole dare enfasi.
Chiamò e richiamò. Nessuna risposta.

DUE PUNTI introducono un elenco, sviluppano un concetto (e possono straniare)
Un intagliatore coscienzioso ha bisogno di tre cose: un coltello, un pezzo di legno e una veranda sul retro di casa.
DA EVITARE perché sbagliato, invece, la frase che segue: 
Un intagliatore coscienzioso ha bisogno di: un coltello, un pezzo di legno e una veranda sul retro di casa.

I PUNTINI DI SOSPENSIONE sono SEMPRE E SOLO TRE! Non due, non dodici.
"Non ho capito..."
Ho detto che sono TRE! :D

IL PUNTO ESCLAMATIVO va usato il meno possibile per enfatizzare. Se lo si usa troppo, o peggio sempre, perde di efficacia e potrebbe dare fastidio. E' un po' come se una persona usasse il tono della voce alto, sempre. Non ha senso ed è fastidioso.
Io grido sempre e per enfatizzare, uso il martello 
che faccio prima.
capitolo due: elementari norme compositive


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mercoledì 2 maggio 2012

[libro] Il racconto dell'ancella di Atwood


AVVISO: Questo romanzo dall'apparenza innocuo è invece una lettura cinica e cruda. La bravissima Atwood ha pennellato con maestria una società futuristica che toglie alla donna libertà e diritti. Ci sono scene particolari non tanto per la violenza fisica ma psicologica. 
Non è per tutti. 
A seconda della sensibilità personale, io però lo consiglio vivamente. 
TEA
"Il racconto dell'ancella" di Margaret Atwood è una distopia del 1985. Anche se a un lettore superficiale può apparire come un romanzo rosa più che una lettura fantascientifica, in realtà è davvero una visione allucinante di una società americana dittatoriale ben costruita.
L'autrice non è nuova alle distopie, in fondo.

Attraverso la vita della protagonista, l'autrice dipinge un futuro post-atomico partendo da un passo della Genesi nel Vecchio Testamento che recita:
Ora Rachele vide che non poteva partorire figli a Giacobbe, perciò Rachele divenne gelosa di sua sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, altrimenti muoio».
Giacobbe si adirò contro Rachele e rispose: «Tengo io forse il posto di Dio che ti ha negato il frutto del grembo?».
Allora ella disse: «Ecco la mia serva Bilha. Entra da lei e lei partorirà sulle mie ginocchia; così anch'io potrò avere figli per suo mezzo». (Genesi 30; 1-3)

Essendo scritto in prima persona dove un'ancella è la voce narrante, ha un tenore tranquillo e femminile, ma non meno angosciante. La guerra e le sommosse gestite dai ribelli sono solo in sottofondo (radio, tv, conversazioni ecc). 
Protagonista assoluta è la donna vista attraverso molte sfaccettature.
Una simulazione, ben riuscita, di un governo corrotto dalla misoginia e dal fondamentalismo religioso che toglie alla donna i diritti e la libertà.
Il mio consiglio iniziale è che, essendo una "distopia in rosa", potrebbe interessare soprattutto il pubblico femminile anche se NON è un romanzo d'amore. 
Con questa premessa, parto con la recensione ^__^

NOTA: ne hanno fatto anche un film, le immagini che aggiungo arrivano da "Il racconto dell'ancella" di Volker Schlöndorff del 1990.
La sublime Faye Dunaway, la bellissima Natasha Richardson
e il bravissimo Robert Duvall
sono i protagonisti di un film ben gestito.
CONSIGLIATO! 
INCIPIT
I
Notte
1

Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L'impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket erano ancora appesi al muro, ma le reticelle erano scomparse. Una balconata per gli spettatori correva tutt'attorno allo stanzone, e mi pareva di sentire, vago come l'aleggiare di un'immagine, l'odore acre di sudore misto alla traccia dolciastra della gomma da masticare e del profumo che veniva dalle ragazze che stavano a guardare, con le gonne di panno che avevo visto nelle fotografie, poi in minigonna, poi in pantaloni, con un orecchino solo e i capelli a ciocche rigide, puntute e striate di verde. 
C'erano state delle feste da ballo; la musica indugiava, in un sovrapporsi di suoni inauditi, stile su stile, un sottofondo di tamburi, un lamento sconsolato, ghirlande di fiori di carta velina, diavoli di cartone e un ballo ruotante di specchi, a spolverare i ballerini di una neve lucente. 
Sesso, solitudine, attesa di qualcosa senza forma né nome. Ricordo quello struggimento per qualcosa che stava sempre per succedere e non era mai la stessa cosa, come le mani che c'erano addosso lì per lì, nel piccolo spazio dietro la casa, o più in là nel parcheggio, o nella sala della televisione col sonoro abbassato e soltanto le immagini, guizzanti sulla carne tesa. 
Ci struggevamo al pensiero del futuro. Come l'avevamo appresa, quella disposizione all'insaziabilità? Era nell'aria; e restava ancora nell'aria, un pensiero persistente, mentre si cercava di dormire, nelle brande militari che erano state disposte in corsie, con molto spazio tra l'una e l'altra, così che non si potesse parlare.

TRAMA: Il libro e il film differiscono per la linearità della trama, che però rimane molto simile. Il romanzo inizia con la nostra protagonista già immersa nella storia (già ancella, in casa del Comandante). Attraverso vari ricordi, sarà narrato anche il suo passato. Io però ho pensato fosse più semplice esporvi la trama come il film, che a mio avviso risulta meno epilettico.

Quelli che un tempo erano gli Stati Uniti, sono ora la Repubblica di Galaad.
(Dal libro: Il cuore di Galaad, dove la guerra non può entrare tranne che attraverso la televisione. Non sappiamo con certezza dove siano i suoi confini, che variano a seconda degli attacchi e contrattacchi, ma questo è il centro, dove nulla si muove. La Repubblica di Galaad, non conosce confini.)
Coloro che si trovano ai confini, vengono presi e portati al centro di controllo e smistamento. Soprattutto le donne che vengono divise tra "positive " e "negative".
Le positive sono quelle ancora fertili. Il bene più prezioso per la Repubblica.

centro di raccolta
Kate (l'attrice è Natasha Richardsonviene divisa come le altre donne
La protagonista è una donna giovane e fertile, Kate. Ha un marito e una figlia, ma vengono separati.
Presa sotto la custodia di Zia Lydia, sarà condotta al Centro Rosso per diventare un'Ancella.


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sabato 14 aprile 2012

[manuali scrittura] Master di scrittura creativa di Morrell

RECENSIONE DA LIBRI E CAFFELATTE
DINO AUDINO EDITORE
Master di scrittura creativa di Jessica Page Morrell edito in Italia da Dino Audino è stato davvero una lettura (quasi uno studio) interessante e istruttiva. Il libro è di 176 pagine, il costo è di 19,00 euro. Il sito dell'editore è QUI!

Un dilettante prima o poi riuscirà a scrivere una bella storia,
ma il vero scrittore è quello per il quale la tecnica è diventata,
come per un pianista, una seconda pelle.

Così inizia l'introduzione di un manuale che presenta argomenti quali gli Antefatti, i Colpi di scena e i Cliffhanger, gli Epiloghi, le Epifanie e le Rivelazioni, i Flashback, le Anticipazioni, le Figure retoriche e il Linguaggio figurato, il Ritmo e la Velocità, i Prologhi, l'Ambientazione, il Mondo sensoriale, il Subplot, la Semplicità, la Suspense, la Tensione, il Tema e la Premessa, le Transizioni.

C'è moltissima carne al fuco. Il manuale è denso e davvero ben gestito.
Ho pensato di darvi due mie impressioni per argomento, riportando anche qualche stralcio. A mio avviso, è molto importante sapere come "gestire una storia" oltre che avere una buona idea che frulla in testa.
Del resto, non vi è mai capitato di pensare: "Ho una storia originale, ma non so bene come iniziarla, come svilupparla." A me è successo. Anzi, capita tutt'ora. 
Ebbene, questo manuale da le risposte. Non tutte, ovvio. Ci sono altri manuali di approfondimento come L'arco di trasformazione del personaggio, ma espone in modo semplice e con esempi chiari tutto ciò che  serve per ideare una storia soddisfacente.

Arte e artificio: come incantare il lettore
Mentre il cervello traduce i segni sulla pagina, l'unico senso utilizzato è la vista, e quindi l'artificio narrativo consiste nello stimolare quei sensi che non sono in uso durante la lettura, inserendo dettagli relativi all'olfatto, all'udito, al gusto o al tatto.
Nella narrativa non scriviamo per istruire, ma per mantenere in vita un'antica tradizione. 
La narrazione esiste e continuerà a farlo, non importa in che modo la tecnologia cambierà la sua forma. Continuiamo a interessarci all'antica arte del racconto perché i moderni scrittori discendono dagli antichi narratori, e perché la narrazione è un'esperienza fisica che esprime tematiche universali. 

ANTEFATTO
La prosa è architettura, non decorazione d'interni.Ernest Hemingway
I compiti dell'antefatto sono essenzialmente due: rivelare informazioni sui personaggi principali e descrivere il mondo fittizio in modo che sembri verosimile.
Va ben gestito, però. I rischi che si riveli dannoso, sono elevati. 
Sempre Hemingway nella sua teoria/metafora dell'iceberg (riportata da James Scott Bell in Plot & Structure) spiegava come il lettore dovesse vedere solo la "punta" della storia, ma temere la massa nascosta sott'acqua. Un bravo scrittore dovrebbe essere in grado di far questo.
Quindi l'antefatto è un'arma a doppio taglio. Rischia di rivelare troppo, e troppo presto. Ma, se ben usato, suscita curiosità impennando fin dall'inizio il coinvolgimento.

ERRORI COMUNI negli antefatti, come evitarli.
-In fase di editing, comprimete le informazioni, soprattutto nei primi capitoli.
-Anche se si affrontano argomenti sconosciuti (un nuovo mondo, ad esempio) evitate di salire in cattedra.
-Non devono essere troppo invasivi. 
-Non bisogna avere premura di svelare tutto e subito. 
-Se si usa un POV specifico di un personaggio che è solito vivere quel mondo, ATTENZIONE! Il pericolo di fargli pensare o dire banalità è dietro l'angolo. Bisogna rispettare l'opinione del personaggio. Alle volte, quindi, è meglio se l'antefatto è vissuto da un personaggio esterno.
-Attenzione alle anticipazioni.

COLPI DI SCENA E CLIFFHANGER
Questa tensione è terribile. Speriamo che duri.
Oscar Wilde
Intanto, la differenza sostanziale tra i due: i colpi di scena creano un picco di tensione facendo progredire l'azione, i cliffhanger invece, sono un tipo di colpo di scena specifico che interrompe l'azione.
In un buon romanzo, il lettore dovrebbe restare sui carboni ardenti per tutta la lettura. Senza tregua!
Dovrebbe sempre domandarsi "che succederà?"
Gli strumenti migliori per applicare dei colpi di scena e dei cliffhanger sono nello svolgersi della trama stessa, che deve spingersi sempre in avanti con dei balzi attraverso inseguimenti, pericoli e flashback.

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lunedì 2 aprile 2012

[libro] La trilogia steampunk (1- Vittoria) di P. Di Filippo

Recensione di Libri e Caffelatte
DELOS
Delos ha ristampato un'antologia di 3 racconti lunghi che mancava da molto tempo: "La trilogia steampunk" di Paul Di Filippo. Volendo, ci sono anche in ebook ma separati.

L'introduzione di Salvatore Proietti inizia così: "Questo non è un libro steampunk."
A dire il vero, ho trovato più incisivo il suo incipit di quello di Di Filippo :D
Prima di parlarvi del primo racconto intitolato Vittoria, vi spiego brevemente il senso della prefazione. E con l'occasione, parlarvi un po' di steampunk.

L'antologia di Di Filippo è del 1994.
Il suo steampunk è più una satira dei tempi, non ci sono sbuffi di vapore o aeronavi. Per lui il "punk" è inteso come un dissenso nei confronti della Londra vittoriana sotto forma di critica sociale.

Proietti si schiera dalla parte di Di Filippo, dicendo che nello steampunk si possono identificare tre tratti indispensabili.
Il primo, l'epoca dei grandi imperi coloniali, e non solo l'era vittoriana quindi.
Il secondo, la presenza di macchine anacronistiche. Ricercando nel retro-futurismo il mondo di oggi, ma visto con gli occhi del passato. Proietti aggiunge quindi che VerneWells Conan Doyle non scrivessero steampunk. (Affermazione che mi trova in totale disaccordo, anche se comprendo il suo punto di vista.)
Terzo e ultimo punto, la satira che, sempre secondo Proietti, si sta andando a perdere. (A mio avviso, non è una grave perdita. La satira non ha le mie simpatie.)

Riesce in poche righe a tracciare una breve sintesi del genere, rimandando gli approfondimenti "alla rete".
Nel 1987 viene coniato il termine steampunk in una lettera alla rivista Locus da Jeter, che parla di satire storiche o gonzo-historical.
In Morlock Night (La notte dei Morlock, del 1979) Jeter aveva ripreso le creazioni della Macchina del tempo dal futuro al tempo di Wells.
Mio dubbio: che io sappia però, Jeter aveva ripreso i Morlock, cioè le creature del sottosuolo. Un gruppo di Morlock trova la macchina del tempo e viaggia indietro fino all'epoca di Wells. Poi, il romanzo si svolge nella Londra vittoriana. Non capisco quali siano queste "creazioni" che viaggiano dal futuro al passato.

URANIA 1347, del 1998
Torniamo alla prefazione di Proietti, grazie alla quale riusciamo a chiarire meglio questo genere di cui tutti ne parlano, ormai, ma che in pochi conoscono davvero.
Nel 1983 Tim Powers nel suo The Anubis Gates, ossia Le porte di Anubis, fa uso raffinato di personaggi storici fra cui Byron.
Altro mio dubbio: Le porte di Anubis è uno stempunk per "etichetta", ma non tanto per quel che narra. E' più vicino alla fantascienza, per i viaggi nel tempo, e a un fantasy, per la presenza di magia. Io non l'ho finito. Personalmente, l'ho trovato molto noioso. Ma in futuro, vedrò. Comunque, usare un personaggio dell'era vittoriana non fa di un romanzo uno steampunk, a mio avviso.
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giovedì 22 marzo 2012

[libro] Hunger Games

Recensione da Libri e caffelatte
MONDADORI
Come vi avevo anticipato QUI! Hunger Games ha ben poco di originale, purtroppo.
L'autrice ha miscelato romanzi e film (alcuni titoli ve li ho esposti nell'articolo collegato) anche molto famosi. Ma pare che lei abbia invece pensato solo alla guerra in Vietnam e al mito di Teseo. Mha!
Comunque, ora metto l'incipit e la trama con le mie varie opinioni, qualche stralcio e, al termine, le conclusioni.   

INCIPIT
Quando mi sveglio. l'altro lato del letto è freddo. Allungo le dita per cercare il calore di Prim, ma trovo solo la tela grezza della fodera del materasso. Avrà fatto un brutto sogno e si sarà infilata nel letto della mamma. 
Ma certo. Oggi è il giorno della mietitura. 
Mi sollevo su un gomito. Nella stanza c'è abbastanza luce per vederle. Prim, la mia sorella minore, è sdraiata su un fianco, rannicchiata contro il corpo di nostra madre, le guance vicinissime. 
Nel sonno la mamma sembra più giovane, un po' consumata, ma non troppo male in arnese. Il viso di Prim è fresco come una goccia di pioggia e incantevole come la primula da cui ha preso il nome. 
Una volta anche mia madre era bellissima. O almeno così dicono.
Seduto, di guardia accanto alle ginocchia di Prim, c'è il gatto più brutto del mondo. Naso schiacciato, un orecchio mozzo, occhi color purè andato a male. Prim l'ha chiamato Ranuncolo perché dice che il suo pelo giallastro ha lo stesso colore di quel fiore. Mi odia. O almeno non si fida di me. Anche se sono passati anni, credo che si ricordi ancora di quando Prim lo portò a casa e io cercai di affogarlo dentro un secchio. Un gattino rognoso, la pancia gonfia di vermi, pieno di pulci.
L'ultima cosa che mi serviva era un'altra bocca da sfamare. Ma Prim iniziò a implorare e si mise anche a piangere e dovetti farlo restare. Alla fine fu meno peggio del previsto. Dopo che mia madre l'ebbe sverminato, scoprimmo che era un cacciatore di topi di prima categoria. Ogni tanto prende anche qualche grosso ratto. Certe volte, quando pulisco la preda, lascio a Ranuncolo le interiora. 
E lui ha smesso di soffiarmi contro.

Il PRIMO CAPITOLO lo trovate QUI!

TRAMA: In una società distopica, dopo la distruzione di quello che un tempo era il nord America, è sorta Panem costituita da una grande e ricca città, Capitol (nome originalissimo per "la capitale"), e da dodici poveri Distretti (altro brivido ...).
Ogni anno si tengono dei giochi che vengono trasmessi in televisione (un Grande Fratello di sangue, in sostanza.). I Distretti mandano a sorteggio due ragazzi che dovranno "sopravvivere" ai giochi uccidendosi a vicenda.
Ne resterà solo uno :D
Il romanzo narra le vicende di Katniss Everdeen, che si offre volontaria in sostituzione della sorellina, e un altro ragazzo, Peeta Mellark, durante le diverse fasi: sorteggio, arrivo a Capitol, preparazione con tanto di ceretta (lei, lui non precisa -,,-), gara e sopravvivenza, conclusione.

La parte dell'arrivo a Capitol e la preparazione è un pochino lunga. Forse troppo. Vengono presentati gli altri giocatori, ma li avrei anche conosciuti volentieri durante la gara.
La parte dei giochi non è male, invece, anche se colma di "facilitazioni" per Katniss e gran colpi di fortuna.
I giochi terminano. Ritorno a Capitol City. Fine del romanzo.
Non è una trama particolarmente complessa.

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mercoledì 14 marzo 2012

[ebook] Cigno nero di Bruce Sterling

Breve recensione 
40K
Cigno nero è un RACCONTO di Bruce Sterling.
Si spaccia per cyberpunk, ma NON LO E'!
Sarò sintetica, anche perchè:
1-non mi è piaciuto, aspettative ingannate.
2-l'ho pagato 3,00 euro in febbraio (oggi costa 0,99 centesimi)
3-sono molto seccata per entrambi i punti 1 e 2!

Intanto, QUESTO RACCONTINO è una banalissima conversazione in un bar, il Caffè Elena
Due tizi si incontrano e parlano di "realtà" alternative. Peccato che parlare non equivalga a mostrare.
Dire: "Immagina un'Italia diversa ..." non fa di un racconto, un racconto di fantascienza.
Allora, io ogni volta che scambio due parole con gli amici al bar viviamo un momento sci-fi o siamo in una sci-fi? Bha!

La storia è banale e lo stile frettoloso. Per la maggior parte, sono solo due teste vuote che conversano. Fiumi di dialoghi senza che accada nulla. Anche la "comparsata finale" non ha suscitato emozione, nè meraviglia.
Davvero una delusione feroce.
Proverò a leggere un suo romanzo, ma dopo che mi sarò sforzata di dimenticare questo "scritto" da bimbo delle elementari con il vezzo per la satira ...

Lo ammetto, Cigno Nero l'ho scritto io all'età di cinque anni :D
Quando parla Crozza, rido di più!
Se Stergling voleva fare satira, perchè c'è scritto "cyberpunk"?
Da lì la mia seccatura del punto 1.

Ora veniamo al punto 2.
Gentili editori 40K (fortykey), io vi ho comprato l'ebook a 3,00 euro. Voi, oggi decidete di fare l'offerta "primavera" e di metterlo a 0,99 centesimi.
Scusate se mi permetto, ma non mi sembra un'idea geniale.
In questo modo, quelli che come me hanno speso ben TRE volte di più per un RACCONTINO dandovi fiducia visto che è uno scritto tradotto e quindi costa di più di uno scritto italiano, MAGARI S'INCAZZANO leggermente! O no?
Cosa dovrei pensare, che visto il vostro modo d'agire è meglio NON COMPRARE NULLA e aspettare i "vostri saldi"? Ovviamente, da oggi farò così.
 
Se non fossi stata chiara, Cingo nero lo BOCCIO!

NOTA FINALE: a tutti coloro che volessero leggerlo, consiglio di approfittare dei "saldi" perchè dopo, a 3,00 euro, davvero ve lo sconsiglio.
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