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martedì 5 febbraio 2019

[film] Colette



Colette si ispira alla vera storia di Sidonie-Gabrielle Colette, una giovane donna che conosce l'amore e lascia la campagna con uno scrittore molto più anziano di lei, che però non manca di insegnarle la differenza tra un buon libro e un libro che si vende, già nel lontano periodo della Belle Époque

Così conosce Parigi e quando suo marito, che è a corto di soldi e di scrittori, le propone di scrivere qualcosa di suo, quando andava a scuola, lei fa la prima stesura di Claudine
Da principio rifiutato perché troppo banale.
Willy, suo marito, allora le insegna e edita il suo romanzo con scene più piccanti.
Inutile dire che la nuova Claudine avrà un successo inaspettato proprio grazie alle nuove modifiche, ma Willy che ha pubblicato a nome suo per richiamare i suoi lettori, non sa che ha creato in Colette un vuoto che si colmerà negli anni grazie a nuove amicizie e al teatro.
Ma la rivalsa monterà dentro di lei in cerca di giustizia, quando una donna non poteva scrivere, perché lo facevano solo gli uomini.

Edizione di Claudine
presa QUI!

sabato 3 marzo 2018

[recensione] Post Office di C. Bukowski


Dopo "Panino al prosciutto" non puoi non leggere l'ideale seguito di Henri Chinaski.

Trama: «Non potevo fare a meno di pensare, Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che fa per me, oh, sì, sì, sì.» 
Il paradiso sognato da Henri Chinaski, appena assunto nell’amministrazione postale americana, viene brutalmente corretto dalla dura realtà dei sobborghi di Los Angeles, dove si muove un’umanità degradata, carica di rabbia. Tuttavia Chinaski non si lascia travolgere dalla squallida routine né schiacciare dai regolamenti, anzi, intensifica il ritmo sincopato della sua vita allo sbando con colossali bevute. 
E così scorrono le istantanee, sfocate e mosse, di donne, dalla calda e accogliente Betty all’insaziabile texana Joyce, sposata quasi per caso, a Fay, contestatrice hippy che darà a Henry una figlia per poi sparire con lei in una remota comunità. 
E mentre sullo sfondo si accendono i bagliori di un’imprecisata rivolta nei sobborghi neri della città, Henry passa attraverso la trafila di ammonizioni e procedimenti disciplinari per ubriachezza molesta fino all’inevitabile licenziamento, coronato da una sbornia liberatoria. «La mattina dopo era mattina e io ero ancora vivo. Forse scriverò un romanzo, pensai. E lo scrissi.»

Con Post Office Charles Bukowski ci ha dato uno dei suoi libri migliori, un vero e proprio inno all’istinto insopprimibile di libertà, perennemente in bilico tra il disinganno più cinico e l’amore per la vita. 


venerdì 2 marzo 2018

[recensione] Caffè amaro di Simonetta Agnello Hornby


Alle volte qualcuno ti fa un regalo e quando vedi il titolo e poi leggi la trama ti viene da pensare a una burla. Pensi: "Lo sa cosa mi piace, perché mi fa questo?"

Sì, perché se qualcuno ti regala un romanzo, poi ti tocca leggerlo. 
Ma con Caffè amaro di Simonetta Agnello Hornby è accaduto l'inaspettato. Mi è piaciuto. Motivo per cui ne faccio anche una recensione.

TRAMA: Maria ha solo quindici anni, Pietro trentaquattro; lui è un facoltoso bon vivant che ama i viaggi, il gioco d’azzardo e le donne; lei proviene da una famiglia socialista ma di mezzi limitati. Eppure, il matrimonio con Pietro si rivela una scelta felice: Maria scopre una libertà di vivere che coincide con una profonda percezione del diritto al piacere e a piacere. 
Durante una vacanza a Tripoli, Maria scopre anche di cosa è fatto il rapporto che, fino ad allora oscuramente, l’aveva legata a Giosuè. Comincia una rovente storia d’amore che copre più di vent’anni di incontri, di separazioni, di convegni clandestini. 
Dai Fasci siciliani all’ascesa del fascismo, dalle leggi razziali alla Seconda guerra mondiale e agli spaventosi bombardamenti che sventrano Palermo, Simonetta Agnello Hornby insegue la sua protagonista, facendo della sua storia e delle sue scelte non convenzionali la storia di un segmento decisivo della Sicilia e dell’Italia.

Operazione Husky: lo sbarco in Sicilia

giovedì 22 febbraio 2018

[recensione] Lamento di Portnoy di P. Roth


Romanzo fuori dal solito tenore di Roth, e ben consapevole che affrontasse alcune tematiche con umorismo e una visione cinica e particolare, ho letto "Lamento d Portnoy" e l'ho trovato fantastico.

Trama: Travolto da desideri che ripugnano alla coscienza e da una coscienza che ripugna ai desideri, Alex Portnoy ripercorre con l'analista la propria esistenza, a partire dalla famiglia ebraica. Quel che gli interessa piú di tutto, però, è il sesso: dopo un'adolescenza trascorsa chiuso in bagno, Alex si butta in una storia dietro l'altra, sempre con ragazze non ebree, quasi che penetrandole potesse penetrarne anche l'ambiente sociale. «Questa è la mia vita, la mia unica vita, e la sto vivendo da protagonista di una barzelletta ebraica».



mercoledì 21 febbraio 2018

[recensione] Factotum di Charles Bukowski


Charles Bukowski o si odia o si ama. E io lo amo. 😁
Perché? Perchè è troppo facile scrivere romanzi piaccioni, comodi, che strizzano l'occhio ai perbenisti, che non dicono mai il vero e che tendono a "merlettare" la realtà della vita. 
Io lo amo perchè lui te la sbatte in faccia sporca e cruda, ma almeno è vera.

Citazione dal documentario "Bowkoski born into this":
L'amore è un cane che viene dall'Inferno
porta con sè le proprie agonie.

Ma veniamo a Factotum.
Non è il mio primo Bukowski quindi posso iniziare a fare un leggero confronto con altri che ho letto. Ritroviamo Chinaski il suo alter ego che l'autore usa per romanzare alcune fasi della sua vita. C'è un po' di Post Office, per certi versi. Più che altro per il suo approccio al lavoro che è sempre distaccato e che svolge solo per avere i soldi per poi scrivere di notte, o di mattina (a seconda dei lavori).
Lui lavora, ma non vuole fare carriera o avere ruolo di rilievo perché vuole scrivere.
E dunque si ritrova a fare lavori assurdi, manuali e monocorde che lo logorano dentro.

Grande Matt Dillon che ha interpretato Chinaski in Factotum!


martedì 7 febbraio 2017

[recensione] La casa dei fantasmi di Banana Yoshimoto


Trama: Un destino comune unisce la giovane Setchan a Iwakura. Sono entrambi destinati a ereditare gli esercizi dei loro genitori: un ristorante di cucina “occidentale” e un forno specializzato in roll cake. Ma se a lei poco interessa cosa la aspetti in futuro, per lui è una lotta costante contro le aspettative dei genitori. Finché le loro vite non prendono una piega inaspettata, quando nel nuovo appartamento di Iwakura appaiono due placidi fantasmi. Possono questi spiriti cambiare il corso delle loro vite e spingerli l'uno nelle braccia dell'altra?

Opinione: Io apprezzo molto gli autori giapponesi, ve lo dico come premessa perché hanno uno stile e un ritmo molto diverso dal nostro, esageratamente aulico, o da quello americano, più prolisso.
Se vi avvicinate per la prima volta, potrebbe intrattenervi bene senza annoiarvi anche perchè è un romanzo breve e scivola via in poche ore.
L'unica nota stonata è che speravo in qualcosa di più.
C'era la coppia di anziani che speravo avesse maggiore risalto. Ma per il resto non è un romanzo complicato o intricato. E' semplice, lineare e racconta più che altro la relazione di coppia tra i due protagonisti, col pov di lei e in prima persona. Molto intimo, dunque.

martedì 24 gennaio 2017

[recensione] Panino al prosciutto di C. Bukowski



TRAMA: Tra le periferie di una Los Angeles prostrata dalla Grande Depressione degli anni Trenta, Henry Chinaski vive il suo romanzo di formazione, le inquietudini di adolescente ribelle alle prese con l’incapacità di venire a patti con il mondo che lo circonda e con il suo stesso bruciante desiderio di libertà. Isolato tanto in famiglia quanto tra i suoi coetanei, picchiato dal padre e deriso da quelli che vorrebbe come amici, incapace di avvicinarsi all’universo femminile, Chinaski compie con rabbia la sua crescita intellettuale e sentimentale: in pochi anni brucia le illusioni di ricchezza e benessere del padre così come il perbenismo della madre, rifiuta una per una le proprie amicizie, affronta beffardamente la frustrazione dei suoi primi desideri d’amore. Ma allo stesso tempo scopre la biblioteca pubblica e la compagnia impareggiabile dei libri, il conforto dell’alcol, l’inutilità della scuola e le possibilità di riscatto riservategli dalla scrittura.
Panino al prosciutto è quindi soprattutto la storia di un affrancamento dalla casa del padre e dal mondo di tutti i padri, un viaggio adolescenziale verso la libertà che l’autore ci narra con il suo stile unico, acre, sarcastico, ma anche sottilmente e teneramente disperato.

giovedì 18 luglio 2013

[libro] Labirinto di morte di Dick

Recensione
!Avviso di spoiler!
FANUCCI EDITORE
Cos'è reale e cosa non lo è?
In Labirinto di Morte di Philip K. Dick, il precursore del cyberpunk, il lettore viene portato a porsi questa domanda fino alla fine quando, anche dopo aver palesato la realtà, bastano poche righe per domandarsela ancora.

A maze of death, il titolo originale, è del 1968, ma pubblicato nel 1970 quando ancora nessuno parlava di realtà virtuale e di menti connesse a matrici. Nessuno, tranne Dick!
Un autentico genio visionario che ha creato opere uniche e innovative.
Lui creò la "fusione poliencefalica" ovvero una sorta di "connessione consensuale" a un mainframe molto sofisticato. Matrix vi dice nulla? Be', Dick già ne aveva tracciato le basi in questo suo romanzo ingiustamente (o forse volutamente, se vogliamo propendere per tesi alternative) tenuto nel sottobosco mediatico. Poco pubblicizzato e quasi ignorato.
Proprio per questo, ho deciso di inaugurare la Sezione Dick con Labirinto di morte, per rendergli giustizia.

E' mia intenzione recensire tutte le opere di Dick, nel tempo ovviamente.
Molti li ho già letti,  ma sono trascorsi diversi anni e li rileggerò per meglio cogliere quello che al tempo mi era sfuggito, un po' per mancanza di cultura in merito, un po' perché "leggevo senza spirito critico". Spirito positivo per cogliere messaggi e dettagli, non demolitivo in caccia di errori (preciso).

Quindi, intervallando con i consueti articoli di libri-cinema-serie, ogni tanto pubblicherò "un Dick" :)
Sperando sia di vostro gradimento, eccovi nel Labirinto di morte, una delle sue più cupe e claustrofobiche visioni. 
Una foto di Philip Dick col micio ^_^
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martedì 16 luglio 2013

[recensione] Krabat e il mulino dei dodici corvi

Krabat e il mulino dei dodici corvi


INCIPIT (esteso al primo capitolo)
Il Primo Anno
Il mulino nella palude di Kosel
Avvenne tra Capodanno e il giorno dell'Epifania. Krabat, un ragazzo allora quattordicenne, si era unito a due altri giovani mendicanti sorabi, e sebbene Sua Grazia Serenissima, il principe elettore di Sassonia, avesse vietato – pena gravi ammende – il mendicare e l'andar vagabondi in Codeste Contrade (ma per fortuna i giudici e i funzionari addetti all'uopo non lo prendevano troppo sul serio), si misero a girare come tre Re Magi di villaggio in villaggio nella regione di Hoyerswerda: come corone regali avevano corone di paglia sui berretti; e uno di loro, il piccolo e gaio Lobosch di Maukendorf, faceva il re moro, e ogni mattina si tingeva di nero con la fuliggine. Procedeva fiero davanti agli altri portando la stella di Betlemme che Krabat aveva inchiodato a un bastone.

Quando giungevano a una corte, mettevano Lobosch nel mezzo e cantavano: «Osanna al figlio di Davide!» o meglio: Krabat si limitava a muovere le labbra in silenzio, perché era giusto nel momento in cui si cambia voce. In compenso gli altri due Re Magi cantavano più forte, dimodoché l'equilibrio era ristabilito.
Molti contadini avevano macellato un maiale per Capodanno, e i re dell'Oriente ricevevano ricchi omaggi in salsicce e lardo. Altrove ricevevano mele, noci e prugne secche, talvolta panini al miele e focaccine allo strutto, pasticcini all'anice e stelline alla cannella. 
«L'anno comincia bene!» osservò Lobosch la sera del terzo giorno. «Così dovrebbe continuare fino a San Silvestro!» Le altre due maestà annuirono compassate e sospirarono. «Per quel che ci riguarda… magari!»
Trascorsero le notti seguenti a Petershain, nel fienile della bottega del fabbro; là avvenne che Krabat facesse per la prima volta quello strano sogno.
Undici corvi erano accovacciati su una stanga e lo guardavano. Krabat vide che al termine del lato sinistro c'era un posto libero sulla stanga. 
Poi udì una voce. La voce suonava roca, sembrava venire da lontano, dagli spazi, e lo chiamava per nome. Egli non osava rispondere. 
«Krabat!» risuonò per la seconda volta, e una terza volta: «Krabat!» Quindi la voce disse: «Vieni al mulino di Schwarzkollm, non te ne verrà danno!» Al che i corvi si rizzarono sulla stanga e gracchiarono: «Obbedisci alla voce del maestro, obbediscile!»

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lunedì 11 febbraio 2013

[manuale scrittura] Scrivere come i grandi

Proseguo della recensione del Manuale di Scrittura, prima parte QUI!
Audino Editore
Dopo i grandi scrittori della prima parte (Balzac - Dickens - Melville - Dostoevskij - Hamsun - Wharton - Maugham - Burroughs - Kafka e Lawrence), in questa seconda e conclusiva recensione vi accenno qualcosa  su: Faulkner - Hemingway - Mitchell - Orwell - Fleming - Salinger - Bradbury - O’Connor - Dick - Wolfe e King.

Nelle sue opere migliori si caratterizza per la musicalità delle parole, le allusioni e il ritmo.
Nelle sue peggiori, troppo barocco e involuto.
Secondo lui, la chiave del successo era la concentrazione. Mentre si scrive, è necessario lasciare da parte le preoccupazioni e abbandonarsi solo alla storia. Faceva molto "taglia e cuci". Riscriveva e revisionava a lungo i suoi scritti.
Gli Incipit sono singolari, periferici. Non iniziava nel mezzo della storia, ma ai margini arrivando alla storia in modo decentrato. Esiste il rischio di creare dubbio nel lettore iniziando con un incipit così esterno, ma se ben gestito può dare invece complessità all'opera stuzzicando il lettore.
Anche le conclusioni erano suggestive. Non solo chiudeva con una sorta di riepilogo o ricordo, ma generava delle corrispondenze, anche di valori.
Faulkner paragonava se stesso a un falegname dicendo che esiste un periodo di apprendimento e che s'impara a padroneggiare gli strumenti del mestiere solo dopo lo studio e la pratica.


HEMINGWAY
Il più imitato.
Lui utilizzava FRASI BREVI E CHIARE, semplici perché si potesse cogliere il punto anche con un lettura rapida e distratta. Il ritmo era veloce, proprio per le frasi corte, ma anche per l'assenza delle virgole.
Esempio da Festa MobileSpesso la signorina Stein non aveva ospiti ed era sempre molto amabile e per molto tempo mi dimostrò il suo affetto.
L'omissione delle virgole, però, è un'arma a doppio taglio perché potrebbe suscitare confusione. Quindi va utilizzata con moderazione.
LE PAROLE ERANO SEMPLICI E MAI FORBITE. Usava un vocabolario immediato e diretto. Si potrebbe dire l'opposto di Faulkner, che infatti lo criticava. Ma il successo di Hemingway era proprio nella prosa leggibile e precisa.
ESTETICA DELLE PAGINE è un suo segreto. Lui controllava molto come appariva la pagina andando a eliminare il superfluo quando stonava. Soprattutto nei dialoghi dove toglieva i "disse" quando non estremamente necessari.

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lunedì 31 dicembre 2012

[ebook] BIO Cyberpunk di S.Baldin


Segnalazione da Libri e Caffelatte
cover BIO Cyberpunk
INCIPIT
... Matrice L1MB0 attivata.
Inserimento Progetto BIO03 in corso.
Elaborazione dati.
Attendere scansione...
...
Progetto BIO03 inserito con successo.
Premere invio.

TRAMA
Rinascita: Imprigionato nella Matrice Limbo per oltre quarant'anni, Bio Cyberpunk riesce a fuggire grazie all'aiuto di un giovane hacker. Reciso il collegamento neuronale col corpo, Alessio Merisi inizia una nuova esistenza in rete come Entità Bio.

È il 2056.

Missione: Attaccare la Shiba, potente multinazionale che controlla la matrice, per liberare Michela, la donna che ama.
Interferenze: Bio riceve dei file crittografati sotto forma di cristalli. Estrarrà dei video che gli mostreranno Michela mentre vive una vita alternativa in Milano nel 2011. Molti saranno i suoi dubbi, ma nulla lo distoglierà dal liberare Michela finché non scoprirà il mittente e sconvolgenti analogie con i filmati.

Due realtà stratificate e complesse.
Bio vi mostrerà la rete dall'interno. Michela, invece, sembrerà vivere una vita comune, ma è solo apparenza.

Il PRIMO di 2 romanzi cyberpunk scritti da Samantha Baldin, che ha scelto di farlo nascere in rete per non andare contro la natura di Bio e la sua sete di libertà.

Si consiglia la lettura a un PUBBLICO MATURO.
Per info: www.biocyberpunk.com
Se non basta l'anteprima degli store, QUI! sto inserendo il CAPITOLO 1, a seguire il 2 e il 3 ;) 
banner di BIO Cyberpunk
IN TUTTI GLI EBOOK STORE
amazon UltimaBooks Feltrinelli BookRepublic KOBO(Mondadori) e molti altri ancora

Essendo un ebook vi anticipo che "se fosse di carta" sarebbero 290 pagine, anche più. 
Il SECONDO, che uscirà nei primi mesi del 2013 (già scritto, sto solo definendo l'ultimo capitolo) vi informo che supera le 400 pagine. 
BIO Cyberpunk è un bel tomo di 700 pagine circa, quindi. E' stato un lungo lavoro, ma ve ne parlerò dall'altra parte.

Spero di vedervi anche su TWITTER e sulla PAGINA FAN.
Bio ha voluto anche il suo PROFILO su FB. Che se ne farà? Mha. ;)

Per ora, vi saluto.
Per ogni domanda, curiosità e altro contattatemi su info@biocyberpunk.com così non faccio caos con Libri e caffelatte che continua come sempre con le recensioni di film e libri, le interviste e tutto il resto.

NOTA PER I BLOGGER: non vi disturberò chiedendovi se vi va di leggerlo. Avendo anch'io un blog, lo so che si potrebbe creare un disagio strano. Ecco quindi che, se volete, se vi va, contattatemi voi. Vi invierò molto volentieri il file :)

martedì 16 ottobre 2012

[libro] Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro


Recensione da Libri e Caffelatte
EINAUDI
"Non lasciarmi" (Never let me go) è una distopia di Kazuo Ishiguro del 2005. L'autore, giapponese trapiantato in Inghilterra dall'età di sei anni, ha creato una visione alternativa della società odierna forse non troppo originale (dopo l'avviso di spoiler vi dirò), ma talmente riflessiva e personale dall'avermi colpita in modo positivo. E' una lettura molto soft, il tenore è tranquillo anche se c'è un'ansia e una tristezza costante per la situazione che vivono i protagonisti. 

INCIPIT
Inghilterra, tardi anni Novanta
Parte prima
Capitolo primo
Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, e da più di undici sono un'assistente. 
Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre. A quel punto saranno trascorsi quasi esattamente dodici anni.
Adesso mi rendo conto che il fatto che io sia rimasta per tutto questo tempo non significa necessariamente che loro abbiano grande stima di me.
Ci sono ottime assistenti a cui è stato chiesto di abbandonare dopo appena due o tre anni. E poi me ne viene in mente almeno una che ha operato per oltre quattordici, malgrado fosse un'assoluta nullità.
Quindi non ho nessuna intenzione di darmi delle arie. Ma so per certo che sono soddisfatti del mio lavoro, tanto quanto, nell'insieme, lo sono io. 
I miei donatori hanno sempre reagito meglio del previsto. 
I loro tempi di recupero sono stati alquanto straordinari, e quasi nessuno è stato catalogato come «soggetto problematico», almeno prima della quarta donazione. 
Sì, è vero, forse adesso mi sto davvero dando delle arie. Ma per me significa molto, essere in grado di svolgere bene il mio lavoro, specialmente quando si tratta di mantenere «calmi» i miei donatori. Ho sviluppato una sorta di istinto nei loro confronti. So quando è il momento di essere presente e confortarli, quando lasciarli soli con se stessi; so quando ascoltarli, qualunque cosa abbiano da dire, e quando, con un'alzata di spalle, dirgli che è arrivata l'ora di darci un taglio.

Locandina del FILM del 2010 di Romanek
Attori: Carey Mulligan, Andrew "Spiderman" Garfield
e Keira Knightley.
CONSIGLIATO!
TRAMA: Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio isolato e molto rigido nella campagna inglese. Fanno lezione, giocano, trascorrono il tempo. In apparenza una vita serena anche se si respira un'aria di quieta rassegnazione. Si creano dei legami affettivi e sentimentali.
Il tempo trascorre, vanno a vivere in un cottage sperando che "la data" venga spostata...

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mercoledì 11 luglio 2012

[libro] Linas di Jacopo Ninni

LA PICCOLA VOLANTE
INCIPIT esteso
(capitolo 1)

Il torrente che da secoli scava e ha dato la forma alla valle scende rabbioso fino ad un lago, dove può placare la sua furia. Lo specchio d’acqua, spesso velato da nebbie, è protetto da una coltre di arbusti spinosi che ne rendono quasi inaccessibili le rive. Da qui in poi il bosco prosegue fino ad un’ultima radura, dove tutti i sentieri convergono in una mulattiera che, tra gli ultimi arbusti e campi incolti, conduce al villaggio di Suanev. In questa radura, immutabile nei secoli, giace l’invisibile linea di confine tra ciò che parla la lingua della paura o quella dell’universo.
Un miglio più avanti si trova il primo grappolo di case; l’avamposto del villaggio, abitato per lo più da cacciatori e membri della Milizia.
Lungo uno di quei sentieri, un giovane dal passo sicuro ma attento a non lasciare tracce e fare troppi rumori si sta dirigendo verso le case, dove alcuni uomini che non sembrano curarsi del nuovo venuto guardano smarriti e spaventati verso il monte che ancora sembra tremare per l’urlo che si è appena dissolto nel cielo. L’aria è ferma; pur essendo primavera, non c’è alcun uccello il cui battito d’ali possa smuoverla. La tensione la si sente fin nella terra, nasce dalla radici e si espande a ogni gemma, a ogni respiro o ronzio. Anche le api restano come sospese nei pressi delle arnie, come indecise sulla direzione da prendere.

Il viandante, capelli rossi, lentigginoso, vestito in una casacca che a uno sguardo distratto si confonde con la macchia di arbusti, si ferma con la circospezione di chi non vuole essere riconosciuto. Si siede su un masso, solleva le gambe tenendole tra le mani e volta lo sguardo verso le cime dei monti alla sua sinistra, incrocia le gambe e levatosi il cappello lancia un saluto al monte. Agitandolo in aria per farsi aria e asciugarsi il sudore, si volta verso il gruppo lontano e con sarcasmo bisbiglia tutto il suo disprezzo.
«Eccoli, i cuccioli perenni della terra, questi poveri esseri impauriti che di giorno si proteggono con mamma arma e nonna legge, mentre la notte si circondano di mura e vagano tremebondi per le loro case. Temono il buio e i suoi umori, come la preda che si aggira per il bosco dopo il calar del sole consapevole che prima o poi incrocerà il gufo. Oggi è giorno di terrore, loro lo respirano nell’aria e la loro paura è tanto grande quanto la loro inettitudine a riconoscere la storia del mondo. La si annusa fino a qui, eppure non si rendono conto di essere la più facile delle prede, per chiunque.» 


TRAMALinas il gigante non è un'invenzione letteraria pura: la leggenda del Gigante Dormiente e della sua Peonia si perde fra le valli della catena montuosa del Linas, nella Sardegna sud-occidentale. 
Jacopo Ninni, prima di accettare la sfida e giocare con noi a inventarne la storia, non conosceva il nome di Linas, né quello di Peonia; è nato a Milano e vive in Toscana. 
Ci piace pensare che le belle storie siano come l'aria buona, ovunque c'è qualcuno col naso in aria e gli occhi socchiusi, pronto a respirarne l'essenza. Ci piace che la fantasia possa creare ambienti e vicende nuove partendo da qualcosa di noto, che fra boschi e radure reali si innestino vicende magiche e alchemiche e la realtà si riveli un gioco di incastri e rimandi, come in un giocattolo misterioso e perfetto...



Il libro lo trovate QUI!
Il sito della Piccola Volante QUI!




OPINIONE: La storia è molto originale quasi fiabesca. Il tenore del romanzo è aulico, sia nelle descrizioni che nei dialoghi. I personaggi sono tratteggiati con brevi aneddoti oltre che viverli attraverso le gesta.
C'è molto raccontato, pochi i dialoghi. Sembrerebbe un disagio, ma non lo è per quello che rappresenta quest'opera: creare una storia da una leggenda.
E' relativamente breve, anche per questo non dico di più. Ci si immerge in un mondo parallelo, lontano o forse dimenticato. Il passaggio comunque ha lasciato delle tracce tangibili in questa realtà. In Sardegna, infatti, c'è il gigante dormiente ^__^
E qui viene la magia. 
E' nata prima la leggenda o il gigante?

Cascata d Murumannu
Anche se molto lontano dal mio genere di romanzo, l'ho apprezzato soprattutto per la creatività di inventarsi una "leggenda" intorno al gigante di roccia. Bellissimo.
Ho fatto un giretto su Google Maps, alla ricerca del gigante, si vede anche da Porto Conte :)


Consiglio LINAS a chi volesse una lettura che ha il sapore della fiaba che prende spunto da un qualcosa che vediamo nella realtà, ma si anima di sogni e fantasie diventando leggenda a sua volta.
Grazie per avermi fatto conoscere il gigante.
Chi immaginava che in Sardegna ci fosse tale "creatura"... :D

Ringrazio la Piccola Volante per le bellissime immagini originali del Monte Linas.

martedì 3 luglio 2012

[libro] Apocalypse Kebab di Tangerine

MAMMA EDITORI
Per questo romanzo particolare ho fatto una lunga presentazione con INCIPIT e trama estesa inviatami dall'editor appositamente per Libri e Caffelatte. Ancora grazie.

INCIPIT
Voglio essere cremata, le mie ceneri mischiate alla polvere da sparo di un fuoco d’artificio e sparate in cielo sulle note di “My way” di Sid Vicious, così che amici e colleghi, ormai imbottiti d’alcol come gli stoppini di una molotov, esclamino estasiati: “Alexandra Zahradnik ha fatto il botto”.

Il dolore la colpì alla base del cranio, una coltellata tra il collo e la testa, che affondò e si dissolse. Poi udì il rumore, lamiera piegata, e un botto, e un grido.
Gazi aveva ripreso a parlare nel telefonino e lei riattaccò.
Si mise a sinistra e accelerò. Lo scooter superò un furgone e una macchina verde e un SUV nero e una station wagon blu.
Poi Alexandra Zahradnik vide. Le dita serrarono le leve dei freni con tanta violenza che i muscoli si contrassero fino alla spalla. La ruota posteriore prese a slittare, mentre gli pneumatici vomitavano una nuvola di vapore bruciato. Finalmente la ruota si stancò di cercare di andarsene da sola e si riallineò a quella anteriore e lo scooter fermò la sua corsa di traverso.

TRAMA ESTESA! 

Siamo in una Praga di confine.
Ai confini del tempo in questo 2012 e ai confini dell’Europa.
Praga, infatti, è il presidio orientale cresciuto ai margini di una faglia in cui da tempo immemore gli Esterni filtrano dal continuum spaziotemporale. E tra costoro soprattutto, sebbene raramente, gli Inferenti.
Sì, avete capito bene: quelli che ai tempi enochiani ritenevano che le figlie degli uomini erano belle, quelle che se le sono ciulate insegnando loro in cambio come coltivare l’orto. Quelli che sono tornati ai tempi dei Gargoyle e poi a quelli dei Golem.
Ebbene su questa faglia al centro di Praga si trova Alexandra, meches viola d’ordinanza, piercing, e un catorcio di motorino per andare a consegnare kebab a domicilio.

Guardiamola sotto la pioggia, questo scricciolo di ventenne mollata dalla vita e dagli affetti frenare di colpo e fermarsi per miracolo sull’orlo di una voragine. S’è aperta sulla Nerudova all’improvviso, senza un rumore, ma lei è un po’ che quella sera ha un presentimento.
Sì, perché Alexandra Zahradnik ha una bussola nel cervello, una ghiandola particolarmente sviluppata, e come lei ce l’ha il resto dei Column, un’accozzaglia improbabile cui il mondo affida la propria sicurezza contro gli Esterni e contro gli Inferenti.

Il fatto è che se sei sfigato, ma molto, molto sfigato, puoi avere come regalino di consolazione la ghiandola. Quella che ti fa “sbucciare” gli Esterni, quella che consente di impedire che gli Inferenti riescano a fregarti l’anima facendoti fare ciò che vogliono.
E così oltre ad Alexandra, c’è Emil, nerd senza orizzonti oltre lo schermo di un PC, c’è Oskar, gay anziano inviso all’ex regime stalinista, c’è Vladislav, figlio di papà schiacciato da papà, e Dobromilla, bambola grassa oppressa dal proprio stesso peso. Sarà a costoro che il mondo resterà affidato contro gli Inferenti.
E ad Alexandra, soprattutto.

Sì, perché dal fottuto buco nella Nerudova ne sono arrivati sette, Alexandra li ha “sbucciati” con chiarezza e uno in particolare è enorme e spinoso.
“Cazzo è un Arconte”, le spiega Iggy, Esterno questo di razza Viaggiatore, protetto dal bancone di un bar dove – complice Alexandra – cela la sua identità aliena. “Un Arconte cazzo”, ripete, uno di quelli che quando si muovono lo fanno solo per le soluzioni finali. Per i disastri belli grossi insomma. Brutta gatta da pelare Alexandra, peccato che il gatto assomigli in tutto e per tutto a un Kurt Cobain; che sia, in una parola, veramente pericoloso.

VI rimando a L&C per gli altri INCIPIT.
Ma non solo. L'ho letto, recensito e intervistato l'autrice QUI!

sabato 9 giugno 2012

[manuale scrittura] L'arco di trasformazione del personaggio di Marks


RECENSIONE INTERA DI LIBRI E CAFFELATTE

Alcuni concetti li considero già appresi dai manuali di scrittura recensiti in precedenza:
"Master di scrittura creativa"
"Elementi di stile nella scrittura"
DINO AUDINO EDITORE
L'arco di trasformazione del personaggio, ovvero Come e perché cambia un personaggio, è un manuale di sceneggiatura/scrittura di Dara Marks edito da Dino Audino Editore del 2007, ristampato nel 2009.

Dopo la lettura, posso dirvi che si tratta di sceneggiatura/plot più che di scrittura nel senso che spiega COME EVOLVERE un personaggio per renderlo vero e palpitante. Infatti, ero in dubbio sulla recensione, ma alla fine ho pensato di farne una brevissima giusto per i concetti base. Se poi voleste approfondire l'argomento, il manuale è reperibile senza difficoltà. ^^

Ci si sofferma sulla psicologia, sulle motivazioni e "i perché" per dare coerenza ai personaggi.

Secondo me, è utile anche per uno scrittore apprendere come caratterizzare un personaggio al fine di evitare spiacevoli giudizi del tipo: "I personaggi, soprattutto il protagonista, sembrano finti e agiscono come marionette." o "I personaggi sono bidimensionali."

Lo stile si può migliorare, applicandosi e studiando tutto è possibile, ma se il lettore percepisce il vuoto dal personaggio (senz'anima) è una sconfitta per lo scrittore spaventosa.
E scrivere bene, ma non dare l'anima ai personaggi è più grave del contrario. Ci sono romanzi scritti maluccio (cioè in modo accettabile, ma non eccelso), ma che sono riusciti a comunicare lo stesso emozioni grazie al dirompente carisma del personaggio.

Esempio: Cime Tempestose di Emily Brontë. Diciamolo, lo stile di scrittura lasciava molto a desiderare, ma Heathcliff si conficca nel cervello del lettore dalla prima apparizione.
E non esce più!
Passano gli anni, ma Heathcliff resta. Come si sul dire, è un personaggio potente. Un personaggio con un buon arco di trasformazione, in realtà.
Ecco dunque che l'anima vince sullo stile di scrittura. Ma eravamo nel 1847. Oggi si spera di avere da un romanzo un buon compromesso.

La sensazione del senz'anima si ha quando il personaggio non si evolve.
Ed è sbagliato, innaturale. Tutto cambia, qualsiasi cosa vivente cresce e muore. E' a livello inconscio che cerchiamo questo anche nei romanzi.

Noi siamo la somma delle nostre esperienze. Quando incontriamo un personaggio di carta vogliamo conoscerlo per quello che è, con pregi e difetti. Non per idealizzarlo, ma per viverlo.
Se non ha un passato, il personaggio ci apparirà alieno, se poi durante la narrazione non ha una sua personale evoluzione, risulterà più vuoto dei tronisti della De Filippi ;)
Riguardo al finale, non deve essere idilliaco, ma il più coerente con la storia e il personaggio, tema e premessa.

Esempio di personaggi SENZA arco di trasformazione;
fanno ridere, ma sono palesemente finti.
Questi sono molto in sintesi (ma molto molto)  i concetti espressi nel manuale.
Servivano 240 pagine per queste quattro righe?
Ovviamente sì, perché l'autrice guida passo passo ogni fase dell'arco in modo tecnico e con esempi. Spiega gli atti, come affrontarli e che peso dare a ciascuno. Spiega il midpoint, le resistenze e i rilasci, i periodi di grazia, i punti di svolta e così via. Non solo, affronta trasversalmente argomenti già trattati in altri manuali andando a ribadire concetti importanti quali tema premessa, che si rivelano ancora una guida per l'autore disperso nella landa della creatività.

Il FATAL FLAW del personaggio è molto interessante.
Cos'è il fatal flaw? E' la resistenza al cambiamento e alla crescita che il personaggio genera (o per volontà sua, o per altri motivi esterni) che potrebbe portare a conseguenze "fatali".
Un blocco psicologico, emotivo che se non superato "ucciderà" il personaggio.
Esempio: una relazione sbagliata dalla quale non si vuole o può uscire che è continua fonte di sofferenza per il personaggio.
Il fatal flaw è un ottimo modo per iniziare un romanzo. Crea da subito un impatto emotivo forte.

Schema finale dell'arco.
Questo è in inglese, ma nel manuale è tradotto. ^^
CONCLUSIONI: un manuale prolisso. Per ogni aspetto, fase e concetto alla fine l'autrice spiega riportando tre film: "All'inseguimento della pietra verde", "Arma letale" e "Gente comune".
Detto sinceramente, mi è sembrato troppo. E' a prova di cerebroleso, insomma. Ribadisce gli stessi concetti più volte. In un manuale preferisco la sintesi.
Comunque, per il resto, è stato molto interessante e utile. Ma, ripeto, è un manuale "teorico" sul personaggio e non "pratico" sulla scrittura. 
E' di approfondimento.
Utile, ma non essenziale. Almeno, non all'inizio.

mercoledì 9 maggio 2012

[manuale scrittura] Elementi di stile nella scrittura di Strunk


Dopo MASTER DI SCRITTURA CREATIVA, un altro manuale essenziale e conciso che non può mancare di essere letto e studiato per chi volesse scrivere in modo più serio, sicuro e coscienzioso.
Ovvero, non alla-cazzo-di-cane come dice sempre Boris :D

DINO AUDINO EDITORE
Scritto nel 1918 dal professore universitario William Strunk jr, che lo pubblicò a sue spese a uso e consumo dei suoi studenti, questo volumetto di meno di un centinaio di pagine riscosse e riscuote ancor oggi notevoli consensi per la sua essenzialità.
Consigli e regole veloci.
Dino Audino lo ha pubblicato adattandolo all'italiano, eliminando ad esempio il genitivo sassone che è solo per la lingua inglese. Lo ha anche aggiornato con delle note a fine capitolo molto interessanti.

Io l'ho trovato utile, non solo perché il libretto si può consultare nei momenti dubbiosi, ma anche perché nell'appendice riprende i concetti base dei manuali letti in precedenza. 
Lo zio Ste' dice che gli deve molto.
Sono quattro capitoli e l'appendice.
1-Elementari regole d'uso
2-Elementari norme compositive
3-Alcune questioni di forma
4-Parole ed espressioni usate impropriamente
Appendice- Questione di stile

Vi riporto qualcosa per capitolo.

capitolo uno: elementari regole d'uso

Il PUNTO E VIRGOLA ( ; ), questo sconosciuto nella moderna letteratura! :D
Si usa quando due o più proposizioni indipendenti, non separate da congiunzione, formano insieme un peridio complesso.
I romanzi di Stevenson sono divertenti; sono pieni di avventure emozionanti.
Sono quasi le cinque e mezzo; non saremo in città prima di buio.

Ora, si potrebbe dire anche: 
I romanzi di Stevenson sono divertenti. Sono pieni di avventure emozionanti.
Sono quasi le cinque e mezzo. Non saremo in città prima di buio. 
Oppure:
I romanzi di Stevenson sono divertenti, poiché sono pieni di avventure emozionanti.
Sono quasi le cinque e mezzo, e non saremo in città prima di buio

Ecco però cosa cambia.
La prima versione col punto e virgola è più veloce, decisa e unisce a legame stretto gli enunciati.
La seconda, col punto, li separa rompendo il legame e togliendo causa-effetto.
La terza aggiunge la virgola e, di conseguenza, un avverbio (poiché) o una congiunzione che allungano la frase senza motivo perdendo così efficacia.

La VIRGOLA è invece opportuna in due casi:
-se le proposizioni sono molto brevi e hanno una struttura simile e non hanno causa-effetto
L'uomo propone, Dio dispone.
Il cancello si aprì, il ponte si abbassò, la saracinesca fu sollevata.
-nell'espressione colloquiale inserita però in una lettera o in un dialogo, non nello scritto.
Quasi non lo riconoscevo, è così cambiato.

Al contrario, ci sono casi specifici in cui NON SI USA IL PUNTO MA LA VIRGOLA.
Li conobbi su un transatlantico della Cunard diversi anni fa, che tornavano a New York da Liverpool.
Era un gran conversatore, un uomo che aveva viaggiato in tutto il mondo e vissuto in una mezza dozzina di paesi.

Caso eccezionale: se si vuole dare enfasi.
Chiamò e richiamò. Nessuna risposta.

DUE PUNTI introducono un elenco, sviluppano un concetto (e possono straniare)
Un intagliatore coscienzioso ha bisogno di tre cose: un coltello, un pezzo di legno e una veranda sul retro di casa.
DA EVITARE perché sbagliato, invece, la frase che segue: 
Un intagliatore coscienzioso ha bisogno di: un coltello, un pezzo di legno e una veranda sul retro di casa.

I PUNTINI DI SOSPENSIONE sono SEMPRE E SOLO TRE! Non due, non dodici.
"Non ho capito..."
Ho detto che sono TRE! :D

IL PUNTO ESCLAMATIVO va usato il meno possibile per enfatizzare. Se lo si usa troppo, o peggio sempre, perde di efficacia e potrebbe dare fastidio. E' un po' come se una persona usasse il tono della voce alto, sempre. Non ha senso ed è fastidioso.
Io grido sempre e per enfatizzare, uso il martello 
che faccio prima.
capitolo due: elementari norme compositive


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mercoledì 2 maggio 2012

[libro] Il racconto dell'ancella di Atwood


AVVISO: Questo romanzo dall'apparenza innocuo è invece una lettura cinica e cruda. La bravissima Atwood ha pennellato con maestria una società futuristica che toglie alla donna libertà e diritti. Ci sono scene particolari non tanto per la violenza fisica ma psicologica. 
Non è per tutti. 
A seconda della sensibilità personale, io però lo consiglio vivamente. 
TEA
"Il racconto dell'ancella" di Margaret Atwood è una distopia del 1985. Anche se a un lettore superficiale può apparire come un romanzo rosa più che una lettura fantascientifica, in realtà è davvero una visione allucinante di una società americana dittatoriale ben costruita.
L'autrice non è nuova alle distopie, in fondo.

Attraverso la vita della protagonista, l'autrice dipinge un futuro post-atomico partendo da un passo della Genesi nel Vecchio Testamento che recita:
Ora Rachele vide che non poteva partorire figli a Giacobbe, perciò Rachele divenne gelosa di sua sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, altrimenti muoio».
Giacobbe si adirò contro Rachele e rispose: «Tengo io forse il posto di Dio che ti ha negato il frutto del grembo?».
Allora ella disse: «Ecco la mia serva Bilha. Entra da lei e lei partorirà sulle mie ginocchia; così anch'io potrò avere figli per suo mezzo». (Genesi 30; 1-3)

Essendo scritto in prima persona dove un'ancella è la voce narrante, ha un tenore tranquillo e femminile, ma non meno angosciante. La guerra e le sommosse gestite dai ribelli sono solo in sottofondo (radio, tv, conversazioni ecc). 
Protagonista assoluta è la donna vista attraverso molte sfaccettature.
Una simulazione, ben riuscita, di un governo corrotto dalla misoginia e dal fondamentalismo religioso che toglie alla donna i diritti e la libertà.
Il mio consiglio iniziale è che, essendo una "distopia in rosa", potrebbe interessare soprattutto il pubblico femminile anche se NON è un romanzo d'amore. 
Con questa premessa, parto con la recensione ^__^

NOTA: ne hanno fatto anche un film, le immagini che aggiungo arrivano da "Il racconto dell'ancella" di Volker Schlöndorff del 1990.
La sublime Faye Dunaway, la bellissima Natasha Richardson
e il bravissimo Robert Duvall
sono i protagonisti di un film ben gestito.
CONSIGLIATO! 
INCIPIT
I
Notte
1

Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L'impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket erano ancora appesi al muro, ma le reticelle erano scomparse. Una balconata per gli spettatori correva tutt'attorno allo stanzone, e mi pareva di sentire, vago come l'aleggiare di un'immagine, l'odore acre di sudore misto alla traccia dolciastra della gomma da masticare e del profumo che veniva dalle ragazze che stavano a guardare, con le gonne di panno che avevo visto nelle fotografie, poi in minigonna, poi in pantaloni, con un orecchino solo e i capelli a ciocche rigide, puntute e striate di verde. 
C'erano state delle feste da ballo; la musica indugiava, in un sovrapporsi di suoni inauditi, stile su stile, un sottofondo di tamburi, un lamento sconsolato, ghirlande di fiori di carta velina, diavoli di cartone e un ballo ruotante di specchi, a spolverare i ballerini di una neve lucente. 
Sesso, solitudine, attesa di qualcosa senza forma né nome. Ricordo quello struggimento per qualcosa che stava sempre per succedere e non era mai la stessa cosa, come le mani che c'erano addosso lì per lì, nel piccolo spazio dietro la casa, o più in là nel parcheggio, o nella sala della televisione col sonoro abbassato e soltanto le immagini, guizzanti sulla carne tesa. 
Ci struggevamo al pensiero del futuro. Come l'avevamo appresa, quella disposizione all'insaziabilità? Era nell'aria; e restava ancora nell'aria, un pensiero persistente, mentre si cercava di dormire, nelle brande militari che erano state disposte in corsie, con molto spazio tra l'una e l'altra, così che non si potesse parlare.

TRAMA: Il libro e il film differiscono per la linearità della trama, che però rimane molto simile. Il romanzo inizia con la nostra protagonista già immersa nella storia (già ancella, in casa del Comandante). Attraverso vari ricordi, sarà narrato anche il suo passato. Io però ho pensato fosse più semplice esporvi la trama come il film, che a mio avviso risulta meno epilettico.

Quelli che un tempo erano gli Stati Uniti, sono ora la Repubblica di Galaad.
(Dal libro: Il cuore di Galaad, dove la guerra non può entrare tranne che attraverso la televisione. Non sappiamo con certezza dove siano i suoi confini, che variano a seconda degli attacchi e contrattacchi, ma questo è il centro, dove nulla si muove. La Repubblica di Galaad, non conosce confini.)
Coloro che si trovano ai confini, vengono presi e portati al centro di controllo e smistamento. Soprattutto le donne che vengono divise tra "positive " e "negative".
Le positive sono quelle ancora fertili. Il bene più prezioso per la Repubblica.

centro di raccolta
Kate (l'attrice è Natasha Richardsonviene divisa come le altre donne
La protagonista è una donna giovane e fertile, Kate. Ha un marito e una figlia, ma vengono separati.
Presa sotto la custodia di Zia Lydia, sarà condotta al Centro Rosso per diventare un'Ancella.


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sabato 14 aprile 2012

[manuali scrittura] Master di scrittura creativa di Morrell

RECENSIONE DA LIBRI E CAFFELATTE
DINO AUDINO EDITORE
Master di scrittura creativa di Jessica Page Morrell edito in Italia da Dino Audino è stato davvero una lettura (quasi uno studio) interessante e istruttiva. Il libro è di 176 pagine, il costo è di 19,00 euro. Il sito dell'editore è QUI!

Un dilettante prima o poi riuscirà a scrivere una bella storia,
ma il vero scrittore è quello per il quale la tecnica è diventata,
come per un pianista, una seconda pelle.

Così inizia l'introduzione di un manuale che presenta argomenti quali gli Antefatti, i Colpi di scena e i Cliffhanger, gli Epiloghi, le Epifanie e le Rivelazioni, i Flashback, le Anticipazioni, le Figure retoriche e il Linguaggio figurato, il Ritmo e la Velocità, i Prologhi, l'Ambientazione, il Mondo sensoriale, il Subplot, la Semplicità, la Suspense, la Tensione, il Tema e la Premessa, le Transizioni.

C'è moltissima carne al fuco. Il manuale è denso e davvero ben gestito.
Ho pensato di darvi due mie impressioni per argomento, riportando anche qualche stralcio. A mio avviso, è molto importante sapere come "gestire una storia" oltre che avere una buona idea che frulla in testa.
Del resto, non vi è mai capitato di pensare: "Ho una storia originale, ma non so bene come iniziarla, come svilupparla." A me è successo. Anzi, capita tutt'ora. 
Ebbene, questo manuale da le risposte. Non tutte, ovvio. Ci sono altri manuali di approfondimento come L'arco di trasformazione del personaggio, ma espone in modo semplice e con esempi chiari tutto ciò che  serve per ideare una storia soddisfacente.

Arte e artificio: come incantare il lettore
Mentre il cervello traduce i segni sulla pagina, l'unico senso utilizzato è la vista, e quindi l'artificio narrativo consiste nello stimolare quei sensi che non sono in uso durante la lettura, inserendo dettagli relativi all'olfatto, all'udito, al gusto o al tatto.
Nella narrativa non scriviamo per istruire, ma per mantenere in vita un'antica tradizione. 
La narrazione esiste e continuerà a farlo, non importa in che modo la tecnologia cambierà la sua forma. Continuiamo a interessarci all'antica arte del racconto perché i moderni scrittori discendono dagli antichi narratori, e perché la narrazione è un'esperienza fisica che esprime tematiche universali. 

ANTEFATTO
La prosa è architettura, non decorazione d'interni.Ernest Hemingway
I compiti dell'antefatto sono essenzialmente due: rivelare informazioni sui personaggi principali e descrivere il mondo fittizio in modo che sembri verosimile.
Va ben gestito, però. I rischi che si riveli dannoso, sono elevati. 
Sempre Hemingway nella sua teoria/metafora dell'iceberg (riportata da James Scott Bell in Plot & Structure) spiegava come il lettore dovesse vedere solo la "punta" della storia, ma temere la massa nascosta sott'acqua. Un bravo scrittore dovrebbe essere in grado di far questo.
Quindi l'antefatto è un'arma a doppio taglio. Rischia di rivelare troppo, e troppo presto. Ma, se ben usato, suscita curiosità impennando fin dall'inizio il coinvolgimento.

ERRORI COMUNI negli antefatti, come evitarli.
-In fase di editing, comprimete le informazioni, soprattutto nei primi capitoli.
-Anche se si affrontano argomenti sconosciuti (un nuovo mondo, ad esempio) evitate di salire in cattedra.
-Non devono essere troppo invasivi. 
-Non bisogna avere premura di svelare tutto e subito. 
-Se si usa un POV specifico di un personaggio che è solito vivere quel mondo, ATTENZIONE! Il pericolo di fargli pensare o dire banalità è dietro l'angolo. Bisogna rispettare l'opinione del personaggio. Alle volte, quindi, è meglio se l'antefatto è vissuto da un personaggio esterno.
-Attenzione alle anticipazioni.

COLPI DI SCENA E CLIFFHANGER
Questa tensione è terribile. Speriamo che duri.
Oscar Wilde
Intanto, la differenza sostanziale tra i due: i colpi di scena creano un picco di tensione facendo progredire l'azione, i cliffhanger invece, sono un tipo di colpo di scena specifico che interrompe l'azione.
In un buon romanzo, il lettore dovrebbe restare sui carboni ardenti per tutta la lettura. Senza tregua!
Dovrebbe sempre domandarsi "che succederà?"
Gli strumenti migliori per applicare dei colpi di scena e dei cliffhanger sono nello svolgersi della trama stessa, che deve spingersi sempre in avanti con dei balzi attraverso inseguimenti, pericoli e flashback.

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