La macchia umana di Philip Roth si potrebbe definire "romanzo" ma a mio avviso è riduttivo.
E' un'immensa carrellata di personaggi veri che l'autore ci mostra uno dopo l'altro con tutte le loro ombre e luci. Le facciate che mostrano per rientrare nell'etichetta di brava persona, quando sono tutt'altro.
Lo stesso autore ha ideato un piacevole quando geniale stratagemma narrativo che presenta il protagonista attraverso l'occhio di uno scrittore che conosce in tarda età. Sarà lui a scrivere il romanzo "La macchia umana" e racconterà quello che Coleman Silk, il protagonista, gli racconta durante i loro incontri negli anni.
E così, lo scrittore Zucherman ci racconta una vita costruita su una gigantesca bugia (che non svelo per non fare spoiler) che salva Coleman in giovane età e gli permette un'esistenza come lui desiderava, ma superati i settant'anni questa gli si rivolta contro in un modo inaspettato.
Ma lui non rivelerà mai la verità.
E affronterà un processo per razzismo, oltre che le invidie e le "male lingue" della cittadina.
Ma lui non rivelerà mai la verità.
E affronterà un processo per razzismo, oltre che le invidie e le "male lingue" della cittadina.
