martedì 14 febbraio 2012

Cime tempestose di E. Brontë

Speciale per San Valentino
Cover GARZANTI
Era una fredda domenica di dicembre dei primi anni '80.
Avevo sei o sette anni. 
La televisione era una sola nel soggiorno, e in bianco e nero. Mio padre e mi nonno leggevano il giornale mentre mia madre stava lavando i piatti in cucina. 
D'un tratto, partono delle immagini spettrali di una casa di sassi isolata nella brughiera scossa dal vento. C'è una musica mentre scorrono le scritte con i nomi, scritti in grande che riempiono lo schermo.
Mia madre si precipita in sala con il piatto che gocciola trattenuto dal grembiule.
<<Cos'è, Samina?>> Così mi chiamava, e chiama ancora.
<<Non so. E' iniziato ora.>> le rispondo senza staccare lo sguardo dalla tv.
Le scritte finiscono e si vede un uomo che arranca nella neve alta sfidando il vento. Spinge un massiccio cancello di legno. Entra in una casa, cupa e spartana. Viene assalito da due cani, che vengono però richiamati subito dal padrone. Lo straniero avanza lungo il corridoio e si porta in una stanza dove un camino acceso illumina un uomo statuario, e due anziani seduti a un tavolo.
Si scopre che l'uomo era atteso. <<Sono il nuovo affittuario della fattoria>> disse mentre un'altra donna fece capolino dalla grossa poltrona vicino al camino.
Nessuno proferì parola. 
Poi, un volto dai lineamenti marcati riempì lo schermo. Uno sguardo truce s'impossessò di me. Era bellissimo!
<<Uh!>> sussultò mia madre. <<E' Laurence Olivier!>> Si adagiò nella poltrona vicino a me. <<E' il Cime tempestose. E' bello!>>
Alla parola "è bello" mio padre si spostò sulla sedia, come se gli fosse venuto un brivido lungo la schiena. Mio nonno invece fu colto da tosse improvvisa.
<<Papà, devi fumare meno la pipa!>> gli disse mia madre ormai padrona tacita della televisione.
E fu così che conobbi Cime Tempestose
E Heathcliff! ^__^

UN FRAMMENTO DEL FILM QUI!

Un'immagine del film del 1939
Anche se ero piccina, Cime tempestose mi colpì profondamente. 
La mano dello spettro che gela il povero signor Lockwood mi fece sobbalzare. 
Le misteriose origini del piccolo Heathcliff erano e rimangono un mistero. Sarà davvero figlio dell'Imperatore della Cina? :D
Quando muore Chaty e Heathcliff la maledice costringendola a tornare dal mondo dei morti per tormentarlo, ho avuto i brividi.
Cresciuta, ho comprato il libro. L'ho letto, e riletto.
Cime tempestose rimane a oggi il libro che più mi ha colpita. Una storia d'amore sì, ma tragica e sovrannaturale. Non è certo un romanzetto rosa. Heathcliff è oscuro. E' un dannato.
Un romanzo che suscita emozioni forti ancor oggi. 
E' da scoprire e riscorpire. Da vivere.
L'autrice ha scritto solo questo romanzo, senza conoscere l'amore. Eppure è riuscita a entrare nell'essenza di un amore disperato e sofferto meglio di molti altri scrittori "vissuti". Ecco perchè è entrata nella storia e nel cuore di molti lettori. E nel mio.

In questo San Valentino, scoprite una storia senza tempo. Vera. Potente.
Un abbraccio

PS: Su Libri e caffelatte e su ProcinoKafè troverete le immagini d'amore di quest'anno ^__^
BUON SAN VALENTINO!

lunedì 13 febbraio 2012

Greensleeves di Jeff VanderMeer

FONTE LIBRI E CAFFELATTE (recensione integrale)
Cover di 40K
INCIPIT
Quella sera di gennaio, fuori dalla biblioteca Samuel Devonshire Memorial, gli uccelli congelavano in volo, tentando atterraggi di fortuna sulla pista dell'O'Hare; i bambini, trascinati in casa dai genitori, venivano gettati nel caminetto a sciogliersi, per le vie della città, tram spettrali sbuffavano dalle froge come cavalli di ferro, mandando volute di condensa a raggelarsi sui binari.
All'interno, Mary Colquhoun era sovrastata da tre piani di quiete. Il silenzio ammantava le corsie, gli scaffali, i tavoli. Impossibile scuoterlo. Mary lo aveva coltivato per anni, fino a conoscerlo in ogni sfumatura: il timbro e il tono dei suoi echi muti, la caratteristica qualità sussurrata del pianterreno in confronto alla solennità polverosa del primo piano, alla tetraggine del terzo. 
In quel silenzio, lasciandosi travolgere da ondate torbide di caffè, Mary poteva abbandonarsi ai ricordi. I muscoli del suo volto quarantatreenne si rilassavano, le rughe si distendevano. Mary dimenticava i pochi bibliofili incalliti che si ostinavano ancora sui classici del Dr. Seuss. Dimenticava i senzatetto accampati nell'angolo più appartato del primo piano.
"Sssccc" sibilavano le bocchette dell'aria. "Zitti" sospiravano i computer. "Tacete ticchettavano gli orologi.

TRAMA
Immagina una donna triste e insicura, una biblioteca di tre piani e un'aquila scolpita nell'eleganza del suo volo in una cupola di vetro. Aggiungi un giullare variopinto e affascinante in cerca di una rana troppo cresciuta - e ti prego, considera che la rana è molto intelligente, sarcastica e intonata - un pugno di senzatetto che vivono stabilmente al primo piano e una serie di oggetti dal comportamento singolare. 
Porta a ebollizione e assaggia.
Se trovi che ci sia una punta di follia di troppo forse ti è sfuggito qualche dettaglio.

Vincitore di numerosi premi, tra cui il World Fantasy Award (per due volte), è autore di racconti e romanzi fantasy tradotti in più di 15 lingue.
Scrive, tra gli altri, per il LA TimesBoing BoingThe Washington Post WorldOmnivoraciousThe New York Times ReviewsThe B&N Revieus.
Il sito dell'autore è QUI!


Qui finiscono le note sull'ebook, io aggiungo:
Con all'attivo la Saga di Ambegris, conclusa con l'ultimo romanzo "Finch" del 2009 (che però sembra essere collegato solo agli ultimi due City of Saints and Madmen e Shriek: An Afterword), Jeff VanderMeer ha scritto molti romanzi, antologie, saggi e a noi NON GIUNGE NULLA! :(
Finalmente, 40K ha messo in ebook a soli 0,99 centesimi un RACCONTO "Greensleeves" nuovo di zecca. E' del 2012! ^__^

CONCLUSIONI
E' scritto bene, anche se è in terza e si rimane distanti dai personaggi. E questa è l'unica nota "dolente", ma si fa per dire visto che va a gusti.
Per tutto il resto, mi è piaciuto molto.
La trama scorre che è un piacere, i personaggi sono ben costruiti. L'atmosfera esprime il senso della meraviglia per tutto il tempo. E' quasi una fiaba, in realtà. Un racconto piacevole con una rana davvero intrigante, anche se ho preferito l'aquila. ;) I senzatetto sono straordinari. A Mary ci si affeziona dopo due paragrafi e il giullare dagli occhi cannella ... be' non vi voglio rovinare la sorpresa, però è forte e pungente proprio come la cannella  :D
LO CONSIGLIO!

NOTA: mi è sembrato di capire che il costo di soli 0,99 centesimi sia "temporaneo". Lo trovate su Amazon.it, dove l'ho preso io, oppure vi rimando al sito di 40K per altri dettagli QUI!

FONTE LIBRI E CAFFELATTE

sabato 28 gennaio 2012

[libro] Io sono leggenda di Matheson

cover 
Il romanzo "Io sono leggenda" è del 1954, in originale "I am legend". All'epoca, nel 1957, uscito per Longanesi col titolo "I vampiri" ha visto solo nel 1996 la traduzione corretta.

INCIPIT
PARTE PRIMA
Gennaio 1976
1
Nei giorni come quello, in cui il cielo era coperto di nuvole, Robert Neville non era mai sicuro di quanto mancava al tramonto e a volte li trovava già nelle strade, prima di riuscire a rientrare in casa.
Se non avesse avuto tanta avversione per la matematica, avrebbe potuto calcolare l'ora approssimativa del loro arrivo; invece, si atteneva ancora all'antica abitudine di regolarsi sul colore del cielo per stabilire la fine del giorno, e, nei pomeriggi senza sole, quel sistema non funzionava. Perciò, quando il cielo era grigio, non osava allontanarsi troppo dalla sua abitazione.
Fece il giro della villetta nel cupo grigiore del pomeriggio; dall'angolo delle labbra gli penzolava una sigaretta, che si lasciava dietro una sottile scia di fumo. Controllò ogni finestra per vedere se qualcuna delle tavole era staccata. Dopo gli assalti più violenti, molte assi rimanevano scheggiate o danneggiate in altro modo e bisognava sostituirle. Un lavoro che odiava. Ma quel giorno ne trovò solo una traballante. Davvero una bella fortuna, si disse.
Terminato l'esame della facciata, andò in cortile per dare un'occhiata alla serra e alla cisterna dell'acqua. A volte cercavano di danneggiare la struttura di sostegno della cisterna o di piegare e rompere i tubi che venivano dalla pompa. A volte lanciavano sassi al di sopra dell'alta recinzione che circondava la serra e di tanto in tanto riuscivano a sfondare la rete che la proteggeva in alto; allora Neville era costretto a sostituire qualche pannello di vetro.

Ma la cisterna e la serra, quel giorno, non apparivano danneggiate.
Rientrò in casa per prendere il martello e i chiodi e, nell'aprire l'uscio, scorse la propria immagine nello specchio che aveva inchiodato sul pannello, un mese prima. L'immagine era distorta, lo specchio era incrinato. Al primo attacco, le taglienti schegge di vetro argentato sarebbero cadute a terra. "Cadano pure" si disse Neville. "È l'ultimo specchio che inchiodo qui fuori. Non servono a niente, gli specchi. Meglio appendere una collana d'aglio. L'aglio è sempre efficace".

TRAMA e mia OPINIONE
Il coinvolgimento con Robert Neville, protagonista del romanzo, è immediato.
La solitudine di Neville quando vaga per la città ammutolita dalla morte è mista alla rabbia, per essere sopravvissuto, al tormento, dei ricordi strazianti dei propri cari, alla speranza, di non essere l'unico uomo vivo sulla Terra, e alla vigliaccheria, di non riuscire a uccidersi coinvolgono subito il lettore attraverso la sua giornata "tipo".

Il tormento per Robert ha diverse fasi diurne e notturne.
Il giorno lo trascorre bruciando i corpi che trova per strada, uccidendo i "non morti" che scova in rifugi improvvisati, e procacciandosi il cibo e le scorte per la sopravvivenza (soprattutto benzina, aglio e specchi).
La notte si barrica in casa, la stessa dove abitava con la moglie e la figlia. Vorrebbe riposare ma non può. I vampiri sanno che c'è ancora un uomo e non possono/vogliono ignorarlo. Essi circondano l'abitazione, battono con assi di legno le pareti, le imposte, le porte. Lo chiamano.

Pronunciano il suo nome come un mantra che strazia la mente di Neville, che non riesce a dormire se non dopo essersi ubriacato e con la musica a alto volume.
Ogni notte, da tre anni circa.

Un uomo sopravvissuto a un'epidemia globale che non accetta di lasciare il mondo ai morti che camminano, e che scoprirà di non essere accettato dai "nuovi uomini". Un uomo tra due specie
Un uomo visto da entrambe come sbagliato, quando lui stesso vede gli altri come degli errori da correggere (o con la morte, o con una cura). Insomma, un uomo che non ha più un "suo posto".
Un involontario disadattato.

Un romanzo "leggendario".
DA LEGGERE!
RECENSIONE COMPLETA E ANALISI (libro e 3 film) QUI! su Libri e Caffelatte

lunedì 16 gennaio 2012

[libro] EverWorld 12 -SOS per il grande mago di K.A. Applegate

Fonte Libri e Caffelatte
AVVERTENZE: Essendo il libro conclusivo, la recensione contiene il finale della saga.
!!! SPOILER !!!
cover MONDADORI
INCIPIT + CAPITOLO 1
LA COSA GIUSTA DA FARE
Nessuno mi aveva costretto a uccidere Senna. L'avevo fatto perché avevo voluto farlo. Perché ero convinta che fosse la cosa giusta da fare. E ne ero tuttora convinta. Eppure, ad ogni momento che passava, ad ogni passo che facevo, il senso di colpa diventava quasi insostenibile.
Io volevo solo andarmene via da Everworld. Non c'era posto per me, qui. Volevo solo tornare a casa e dimenticare tutto. Era questo il mio sogno impossibile. Nel mondo reale uccidere Senna non sarebbe mai stato un atto giustificabile. Qui a Everworld, era stato necessario.

CAPITOLO I
Sette. Sette sopravvissuti. Gli unici scampati all'orrore.
Eravamo su una collina, davanti a ciò che restava della contea di Merlino. Era stato Merlino il Magnifico a condurci sin lì, a farci fuggire dal castello attraverso un tunnel che si apriva sotto il mastio e passava sotto il fossato. Merlino. Un mago potente, ma ora umiliato, preoccupato. Incapace, come tutti noi, di ignorare la grama realtà di quanto avevamo appena visto con i nostri occhi.
Lo sterminio quasi totale delle forze di Loki, il dio della distruzione dei miti nordici. La repentina e indubbia uccisione del figlio di Loki, il gigantesco lupo Fenrir. E la distruzione quasi totale dell'esercito di re Camulos. La sua morte. Il trionfo della tecnologia delle armi moderne su archi e frecce, sulla forza bruta dei troll, sulla mole inconcepibile di una creatura mitologica che, qui a Everworld, era reale.
Un po' più indietro rispetto a Merlino c'erano Etain, la principessa irlandese per metà di sangue elfo, e sua madre, la regina Goewynne, del popolo degli elfi. Senza più una casa, scacciate dal loro regno, dalla contea di Merlino. Re Camulos, padre dell'una e marito dell'altra, era morto.

Etain. Capelli rossi, occhi azzurri, pelle perfetta, vestita come una principessa irlandese delle fiabe, con una lunga veste dalla scollatura profonda, ora a brandelli e imbrattata di sangue. Etain aveva tutto il fascino di una vera bellezza irlandese, ma non solo. Etain era intelligente e curiosa, era assennata e consapevole delle questioni di stato. Era al cento per cento la figlia di un re. Adesso, era la figlia di un re morto. Era un'esiliata.
Goewynne. Fino a quella mattina, sovrana benigna e potente della contea di Merlino, a fianco di re Camulos. Goewynne poteva far pensare a una signora dell'alta società, di cui però non aveva la boria, ma solo l'eleganza e la grazia e la profonda consapevolezza del proprio ruolo. Fisicamente era bella: lunghi capelli neri e setosi e occhi di un azzurro chiarissimo, che ora sembravano grigi per la profonda tristezza. Goewynne era stata sposa devota di re Camulos.
Adesso era una vedova, la faccia gonfia e contusa per le percosse ricevute da un Sennita. Eppure, riusciva in qualche modo a conservare un'aria di regalità. Non riuscivo nemmeno a immaginare quanto le fosse costato restare così padrona di sé mentre la società ordinata e pacifica della contea di Merlino veniva distrutta, schiacciata dalla tecnologia di una società più avanzata e più civilizzata. Una tragica e perversa ironia della sorte.

La contea di Merlino era una deliziosa cittadina portuale dell'Irlanda, o meglio, della versione everworldiana dell'Irlanda. Un porto pittoresco, un parco, case di pietra calcarea dai tetti di paglia o di tegole. Strade acciottolate, piccoli e prosperi negozi, persino una linea tranviaria.
Adesso niente di tutto questo esisteva più. Ogni casa sventrata e bruciata, gli abitanti torturati, massacrati, costretti a fuggire dalle loro abitazioni.
L'Irlanda. Era il posto più bello che avessimo visitato qui a Everworld. Terra dei Tuatha De Danaan, sacra isola del Daghdha. Solo che ora il Daghdha era morto, ucciso da Ka Anor.
Ma, anche senza il padre dei suoi dei, questa Irlanda aveva prosperato in pace per duecentonove anni. Da quando il Consiglio di Pace si era riunito al Magh Tuireadh. Da quando gli irlandesi avevano scelto di seguire la via indicata da Merlino.
L'Irlanda dunque prosperava da più di duecento anni. Fino al nostro arrivo. Quattro ragazzi venuti del Vecchio Mondo. Seguiti poco dopo da Senna e dalla sua banda di forsennati, carichi di armi, che Everworld non aveva mai visto prima. Le avevano usate contro il popolo irlandese.

Quattro ragazzi di un quartiere a nord di Chicago, Illinois. Vestiti con un bizzarro assortimento di indumenti sporchi che da tanto tempo ormai avevano perso ogni somiglianza con degli indumenti "civili" o alla moda.
David, il capo, perché lui aveva bisogno di fare il capo, perché noi avevamo bisogno che lui facesse il capo. Il responsabile. L'eroe. Colui che ancora possedeva la spada di Sir Galahad. Pesto, insanguinato e pieno di li-vidi, ma dritto e altero.
Jalil, l'uomo di scienza, la voce della ragione. Il più intelligente. Coraggioso, pure. Spietato, mai sentimentale, attento al proprio tornaconto, quando serviva. Ma decisamente affidabile. Mi aveva salvato la vita in più di un'occasione, non senza correre gravi rischi in prima persona. Adesso la pubblica umiliazione che crudelmente Senna gli aveva inflitto lo aveva spezzato nell'intimo. Resisteva stoicamente, dritto, lo sguardo fisso davanti a sé.
E poi c'era Christopher. Aveva portato in braccio Etain dal castello lungo tutto il tunnel di pietra buio e umido e l'aveva lasciata solo quando avevamo raggiunto la cima della collina.
Solo pochi momenti prima Christopher era schiavo della magia di Senna, era pronto a tradirci tutti, mi teneva un mitra puntato alla testa. Ma adesso era libero da Senna. Era ferito e scoraggiato, ma era tornato uno di noi.
E infine c'ero io. April O'Brien. Era stata Goewynne a condurmi via dal castello, tenendomi per mano come se fossi in trance, come se fossi stordita, sotto shock. Mi aveva condotto sulla collina, lontano dalla scena del crimine.
April O'Brien. Una persona rispettabile e buona in un mondo. Un'assassina nell'altro.
Eravamo rimasti solo in quattro, perché Senna era morta.
L'avevo uccisa io.

TRAMA e CONCLUSIONI: E' finita. Senna non c'è più. I ragazzi svaniscono nel mondo reale e rimangono a combattere in Everworld. Il resto importa poco.
E' un finale un po' malinconico, speravo in un finale "col botto".
In realtà, la guerra prosegue ma Applegate si ferma qui. Loki, Thor, Odino e Baldur si uniscono contro Ka Anor per liberare Everworld dai Senniti, ma April si addormenta con questa frase nella mente:
-"Si vive soli e si muore soli". Siamo soli quando veniamo al mondo, siamo soli quando ne usciamo. Soli. Ed è nostra la scelta di tornare indietro o di andare avanti.-
!!! FINE SPOILER !!!

Forse è un finale giusto, ma dopo 12 libri speravo in un finale "finale". Questo sembra più una "pausa". Uno stand by, insomma. Anche alcune domande su Senna, non sono state del tutto chiarite. Pazienza.
Rimane una saga piacevole, per un lettore che cerca svago e azione.
Questi ragazzi mi mancheranno, mi ero affezionata. Anche Everworld, infondo.
SAGA PROMOSSA!

sabato 14 gennaio 2012

[libro] EverWorld 11 - L'inganno del mago di K.A. Applegate

Fonte Libri e caffelatte
Cover MONDADORI
INCIPIT
IN UN SOLO BOCCONE
La lingua era grande come me ed era fermamente decisa a spingermi sotto quei dentoni tritatutto.
Ero un boccone di pizza troppo grosso, uno stuzzichino fuori misura...
I denti si richiusero. Li schivai per un millesimo di secondo, ma il movimento convulso mi fece perdere la presa, la lingua mi colpì, mi spinse di lato, e mi ritrovai a pancia in su, con quei dannati dentoni piantati nella schiena.
Ero in posizione, immobilizzato, incastrato tra la lingua e la guancia.
La bocca si aprì, entrò un filo di luce, ma fu sufficiente a veder calare con forza i denti superiori.
Prevalse l'istinto: rotolai via, spinsi contro la carne cedevole della guancia, sembrava un palloncino mezzo sgonfio. Mi scansai nell'attimo stesso in cui i denti si chiudevano, e di colpo ero un grosso boccone, in lacrime, urlante, bagnato di pipì, incastrato tra i denti e la guancia...
Afferrai la punta della lingua e la spinsi in modo che mi passasse sopra il corpo.
Mi scivolò sulla faccia, sul petto, e sgusciò via. Ma in qualsiasi momento poteva venire in mente al gigante di usare un dito. O di darsi uno schiaffo sulla guancia. E io sarei stato schiacciato...

TRAMA: Chris, nemmeno a dirlo, non viene mangiato.
Riesce a togliere un dente al gigante, anzi due, e a sgusciare fuori. Sembrerebbe una trovata banale, ma subito dopo troviamo una splendida giovane, Etain, che è in grado di controllarlo. Quindi Chris non schiatta grazie a lei. Se ne innamora a prima vista.
Etain spiegherà loro di essere nella terra dei Tuatha De Danann, sull'isola del Daghdha, in Irlanda. Non la stessa Irlanda del loro mondo, ovviamente.
Il gigante Lorg è uno dei Fomorii, un popolo "impetuoso" che difende quelle terre.

Nel villaggio di Etain c'è la luce elettrica, il tram, il telegrafo ... insomma, Chris si trova a suo agio.
In molti sono Druidi, Etain compresa. Gli ospiti vengono accolti bene. Sembra andare tutto al meglio, ma un giorno Lorg viene ritrovato morto. Caduto sotto una raffica di proiettili. 
Da quel evento è un susseguirsi di supposizioni su chi possa aver portato in EverWorld le armi dell'altro mondo.

L'ingresso di un altro "umano" sconvolge le carte in tavola. I ragazzi si rivolteranno contro Senna, non che prima l'amassero. Ne erano più che altro intimoriti.
Un cambio di schieramento, il ritorno di Merlino, un assedio al castello ... portano sempre più vicino al finale.

OPINIONE: Manca poco, pochissimo. Questo penultimo capitolo non delude. Chris ha un momento di cedimento quando cade vittima di Senna, ma per fortuna si riprende. Alla prossimo e ultimo!

I precedenti libri di EverWorld sono QUI!

sabato 7 gennaio 2012

Dannazione di Palahniuk

Fonte Libri e Caffèlatte
Mondadori
Strade blu
Dark
Madison è una ragazzina come tante.
Ha un unico problemino: è morta ed è all'inferno.


INCIPIT
Mi sente, Satana? Sono io, Madison. Sono appena arrivata qui, all'inferno, però non è colpa mia, se non fosse perchè sono morta per un'overdose di marijuana. Forse all'inferno ci sono finita perchè sono grassa, ma proprio grassa come una scrofa. Se si può andare all'inferno per il peccato di autostima, allora sono qui per quello. Vorrei tanto poterle dire una balla, e che sono pelle e ossa e con i capelli biondi e due tette così. Però mi creda: se sono grassa, ho le mie buone ragioni.
Innanzitutto mi presento.
Come rievocare la sensazione esatta che dà l'essere morti...
Ebbene sì, conosco la parola rievocare. Sono morta, non ritardata. Fidatevi, essere morti è molto più facile che morire. Se sei una che in vita riesce a guardare un sacco di televisione, allora essere morta sarà una passeggiata. Anzi, direi che guardare la tele e stare su Internet sono un ottimo allenamento... per la morte.

TRAMAMadison ha tredici anni ed è una ragazzina come tante. Be' insomma, più o meno... Figlia di una star del cinema parecchio narcisista e di un miliardario, viene, tra le altre cose, dimenticata per le vacanze di Natale nel suo collegio di iperlusso in Svizzera dai genitori, in giro per il mondo a caccia di orfani da adottare davanti ai media.
Durante una notte degli Oscar, Madison riesce nella non facile impresa di morire per una overdose di marijuana, e all'improvviso si trova in una situazione assolutamente diversa da quella della maggioranza delle sue coetanee. Per dirla tutta, Madison non solo scopre di essere morta, ma per giunta di essere finita all'inferno, con la non esaltante prospettiva di dover trascorrere un bel po' di tempo (a occhio e croce l'eternità) tra le fiamme e quei tormenti che lo hanno reso tristemente famoso.
Insomma, è innegabile che sia difficile pensare positivo, ma Madison è una ragazza pratica e cerca da subito di rendere meno terribili le sue prospettive: prima di tutto deve farsi degli amici, poi deve scoprire come funzionano le cose all'inferno. Infine (e questo è un obiettivo mica da ridere), deve cercare di farselo piacere.
In poco tempo diventa amica di un gruppetto di coetanei: una cheerleader, un secchione, un punkrocker e un giocatore di football, e con loro attraverserà il Deserto di forfora e valicherà Colline di unghie tagliate, per arrivare alla città fortificata dove vive Satana...

Immagine dell'Inferno dantesco
Presa QUI!
E il Grande Oceano dello Sperma Sprecato, dove lo mettiamo?
Cipollino: Ah, che pacchia. Anche qui all'Inferno ho trovato il mare...
Sam: Ehmmm ... Cipollino, non è acqua. E' sperma!
Cipollino: Che schifooo!
Chuck non è per tutti, si sa. Meglio ribadirlo, però.
Di suo ho letto solo Fight Club, quindi non posso giudicare se Dannazione sia nella media, sopra o sotto. Il paragone con quel capolavoro di Fight Club è del tutto fuori luogo. Ambientazione, personaggi e trama sono totalmente diversi. Anche il target, a mio avviso. Se Fight Club era per adulti, e soprattutto per un pubblico maschile, Dannazione è anche per giovani "svegli" e volendo anche femminile. Del resto, Madison è una ragazzina di tredici anni.
Premesso questo, ho ritrovato il cinismo e l'umorismo nero di Chuck. Ci sono alcune parti grottesche e, lasciatemelo dire, abbastanza schifose. E non mi riferisco all'oceano di sperma, che invece mi ha fatto morir dal ridere :D
Per chi lo avesse letto, mi riferisco alla "gigantessa" ...

Prosegue su Libri e Caffèlatte

lunedì 28 novembre 2011

La fine del mondo storto di M. Corona

FONTE LIBRI E CAFFELATTE
MONDADORI
INCIPIT
Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone ed energia elettrica. Non occorre usare fantasia per immaginarselo, prima o dopo capiterà, e non ci vorrà nemmeno troppo tempo. Ma mentre quel giorno prepara il terreno, facciamo finta che sia già qui. Ha un brutto muso, è un tempo duro, infame, scortica il mondo a coltellate e lo spoglia di tutto. Di quel che serve e di quel che non serve. La gente all'improvviso non sa più che fare per acciuffare il necessario. Prova a inventarsi qualcosa e intanto arranca, senza sapere che una salvezza esiste. Il necessario sta dentro la natura. Ma, per averlo, occorre cavarlo fuori, prenderlo con le mani, e la gente le mani non le sa più usare.
«Sacramento che disgrazia!» dicono. «Non sappiamo usar le mani.»
Ma partiamo dall'inizio.

TRAMA (dalla quarta): Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l'energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l'un l'altro. E ora come faranno? 
La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c'è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. 
Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell'inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. 
Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell'uomo... 

CONCLUSIONI:
Intanto NON è un romanzo! E' un PAMPHLETMAGARI ERA IL CASO DI DIRLO, NO? 
Questo scritto è solo un lungo sproloquio polemico di finto perbenismo anche un po' ipocrita di uno "scalatore-montanaro-scultore" che però, anzichè starsene in montagna, imbratta 160 paginette di banalità, senza inizio-svolgimento-fine, e le vende con Mondadori a 18.00 euro. 
E poi è "il mondo" che fa schifo? Bha! 
Da che pulpito viene poi 'sto predicozzo infinito su quanto non ci sia nulla da salvare al mondo? Su quanto i giovani siano sbagliati? Dal Dalai Lama? Be' da lui lo potrei anche accettare. Ma da Mauro Corona, no!
Ha dei problemi in campagna, Signor Corona, 
che si ostina a venire in città? 
CONTINUA SU LIBRI E CAFFELATTE

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