lunedì 16 gennaio 2012

[libro] EverWorld 12 -SOS per il grande mago di K.A. Applegate

Fonte Libri e Caffelatte
AVVERTENZE: Essendo il libro conclusivo, la recensione contiene il finale della saga.
!!! SPOILER !!!
cover MONDADORI
INCIPIT + CAPITOLO 1
LA COSA GIUSTA DA FARE
Nessuno mi aveva costretto a uccidere Senna. L'avevo fatto perché avevo voluto farlo. Perché ero convinta che fosse la cosa giusta da fare. E ne ero tuttora convinta. Eppure, ad ogni momento che passava, ad ogni passo che facevo, il senso di colpa diventava quasi insostenibile.
Io volevo solo andarmene via da Everworld. Non c'era posto per me, qui. Volevo solo tornare a casa e dimenticare tutto. Era questo il mio sogno impossibile. Nel mondo reale uccidere Senna non sarebbe mai stato un atto giustificabile. Qui a Everworld, era stato necessario.

CAPITOLO I
Sette. Sette sopravvissuti. Gli unici scampati all'orrore.
Eravamo su una collina, davanti a ciò che restava della contea di Merlino. Era stato Merlino il Magnifico a condurci sin lì, a farci fuggire dal castello attraverso un tunnel che si apriva sotto il mastio e passava sotto il fossato. Merlino. Un mago potente, ma ora umiliato, preoccupato. Incapace, come tutti noi, di ignorare la grama realtà di quanto avevamo appena visto con i nostri occhi.
Lo sterminio quasi totale delle forze di Loki, il dio della distruzione dei miti nordici. La repentina e indubbia uccisione del figlio di Loki, il gigantesco lupo Fenrir. E la distruzione quasi totale dell'esercito di re Camulos. La sua morte. Il trionfo della tecnologia delle armi moderne su archi e frecce, sulla forza bruta dei troll, sulla mole inconcepibile di una creatura mitologica che, qui a Everworld, era reale.
Un po' più indietro rispetto a Merlino c'erano Etain, la principessa irlandese per metà di sangue elfo, e sua madre, la regina Goewynne, del popolo degli elfi. Senza più una casa, scacciate dal loro regno, dalla contea di Merlino. Re Camulos, padre dell'una e marito dell'altra, era morto.

Etain. Capelli rossi, occhi azzurri, pelle perfetta, vestita come una principessa irlandese delle fiabe, con una lunga veste dalla scollatura profonda, ora a brandelli e imbrattata di sangue. Etain aveva tutto il fascino di una vera bellezza irlandese, ma non solo. Etain era intelligente e curiosa, era assennata e consapevole delle questioni di stato. Era al cento per cento la figlia di un re. Adesso, era la figlia di un re morto. Era un'esiliata.
Goewynne. Fino a quella mattina, sovrana benigna e potente della contea di Merlino, a fianco di re Camulos. Goewynne poteva far pensare a una signora dell'alta società, di cui però non aveva la boria, ma solo l'eleganza e la grazia e la profonda consapevolezza del proprio ruolo. Fisicamente era bella: lunghi capelli neri e setosi e occhi di un azzurro chiarissimo, che ora sembravano grigi per la profonda tristezza. Goewynne era stata sposa devota di re Camulos.
Adesso era una vedova, la faccia gonfia e contusa per le percosse ricevute da un Sennita. Eppure, riusciva in qualche modo a conservare un'aria di regalità. Non riuscivo nemmeno a immaginare quanto le fosse costato restare così padrona di sé mentre la società ordinata e pacifica della contea di Merlino veniva distrutta, schiacciata dalla tecnologia di una società più avanzata e più civilizzata. Una tragica e perversa ironia della sorte.

La contea di Merlino era una deliziosa cittadina portuale dell'Irlanda, o meglio, della versione everworldiana dell'Irlanda. Un porto pittoresco, un parco, case di pietra calcarea dai tetti di paglia o di tegole. Strade acciottolate, piccoli e prosperi negozi, persino una linea tranviaria.
Adesso niente di tutto questo esisteva più. Ogni casa sventrata e bruciata, gli abitanti torturati, massacrati, costretti a fuggire dalle loro abitazioni.
L'Irlanda. Era il posto più bello che avessimo visitato qui a Everworld. Terra dei Tuatha De Danaan, sacra isola del Daghdha. Solo che ora il Daghdha era morto, ucciso da Ka Anor.
Ma, anche senza il padre dei suoi dei, questa Irlanda aveva prosperato in pace per duecentonove anni. Da quando il Consiglio di Pace si era riunito al Magh Tuireadh. Da quando gli irlandesi avevano scelto di seguire la via indicata da Merlino.
L'Irlanda dunque prosperava da più di duecento anni. Fino al nostro arrivo. Quattro ragazzi venuti del Vecchio Mondo. Seguiti poco dopo da Senna e dalla sua banda di forsennati, carichi di armi, che Everworld non aveva mai visto prima. Le avevano usate contro il popolo irlandese.

Quattro ragazzi di un quartiere a nord di Chicago, Illinois. Vestiti con un bizzarro assortimento di indumenti sporchi che da tanto tempo ormai avevano perso ogni somiglianza con degli indumenti "civili" o alla moda.
David, il capo, perché lui aveva bisogno di fare il capo, perché noi avevamo bisogno che lui facesse il capo. Il responsabile. L'eroe. Colui che ancora possedeva la spada di Sir Galahad. Pesto, insanguinato e pieno di li-vidi, ma dritto e altero.
Jalil, l'uomo di scienza, la voce della ragione. Il più intelligente. Coraggioso, pure. Spietato, mai sentimentale, attento al proprio tornaconto, quando serviva. Ma decisamente affidabile. Mi aveva salvato la vita in più di un'occasione, non senza correre gravi rischi in prima persona. Adesso la pubblica umiliazione che crudelmente Senna gli aveva inflitto lo aveva spezzato nell'intimo. Resisteva stoicamente, dritto, lo sguardo fisso davanti a sé.
E poi c'era Christopher. Aveva portato in braccio Etain dal castello lungo tutto il tunnel di pietra buio e umido e l'aveva lasciata solo quando avevamo raggiunto la cima della collina.
Solo pochi momenti prima Christopher era schiavo della magia di Senna, era pronto a tradirci tutti, mi teneva un mitra puntato alla testa. Ma adesso era libero da Senna. Era ferito e scoraggiato, ma era tornato uno di noi.
E infine c'ero io. April O'Brien. Era stata Goewynne a condurmi via dal castello, tenendomi per mano come se fossi in trance, come se fossi stordita, sotto shock. Mi aveva condotto sulla collina, lontano dalla scena del crimine.
April O'Brien. Una persona rispettabile e buona in un mondo. Un'assassina nell'altro.
Eravamo rimasti solo in quattro, perché Senna era morta.
L'avevo uccisa io.

TRAMA e CONCLUSIONI: E' finita. Senna non c'è più. I ragazzi svaniscono nel mondo reale e rimangono a combattere in Everworld. Il resto importa poco.
E' un finale un po' malinconico, speravo in un finale "col botto".
In realtà, la guerra prosegue ma Applegate si ferma qui. Loki, Thor, Odino e Baldur si uniscono contro Ka Anor per liberare Everworld dai Senniti, ma April si addormenta con questa frase nella mente:
-"Si vive soli e si muore soli". Siamo soli quando veniamo al mondo, siamo soli quando ne usciamo. Soli. Ed è nostra la scelta di tornare indietro o di andare avanti.-
!!! FINE SPOILER !!!

Forse è un finale giusto, ma dopo 12 libri speravo in un finale "finale". Questo sembra più una "pausa". Uno stand by, insomma. Anche alcune domande su Senna, non sono state del tutto chiarite. Pazienza.
Rimane una saga piacevole, per un lettore che cerca svago e azione.
Questi ragazzi mi mancheranno, mi ero affezionata. Anche Everworld, infondo.
SAGA PROMOSSA!

sabato 14 gennaio 2012

[libro] EverWorld 11 - L'inganno del mago di K.A. Applegate

Fonte Libri e caffelatte
Cover MONDADORI
INCIPIT
IN UN SOLO BOCCONE
La lingua era grande come me ed era fermamente decisa a spingermi sotto quei dentoni tritatutto.
Ero un boccone di pizza troppo grosso, uno stuzzichino fuori misura...
I denti si richiusero. Li schivai per un millesimo di secondo, ma il movimento convulso mi fece perdere la presa, la lingua mi colpì, mi spinse di lato, e mi ritrovai a pancia in su, con quei dannati dentoni piantati nella schiena.
Ero in posizione, immobilizzato, incastrato tra la lingua e la guancia.
La bocca si aprì, entrò un filo di luce, ma fu sufficiente a veder calare con forza i denti superiori.
Prevalse l'istinto: rotolai via, spinsi contro la carne cedevole della guancia, sembrava un palloncino mezzo sgonfio. Mi scansai nell'attimo stesso in cui i denti si chiudevano, e di colpo ero un grosso boccone, in lacrime, urlante, bagnato di pipì, incastrato tra i denti e la guancia...
Afferrai la punta della lingua e la spinsi in modo che mi passasse sopra il corpo.
Mi scivolò sulla faccia, sul petto, e sgusciò via. Ma in qualsiasi momento poteva venire in mente al gigante di usare un dito. O di darsi uno schiaffo sulla guancia. E io sarei stato schiacciato...

TRAMA: Chris, nemmeno a dirlo, non viene mangiato.
Riesce a togliere un dente al gigante, anzi due, e a sgusciare fuori. Sembrerebbe una trovata banale, ma subito dopo troviamo una splendida giovane, Etain, che è in grado di controllarlo. Quindi Chris non schiatta grazie a lei. Se ne innamora a prima vista.
Etain spiegherà loro di essere nella terra dei Tuatha De Danann, sull'isola del Daghdha, in Irlanda. Non la stessa Irlanda del loro mondo, ovviamente.
Il gigante Lorg è uno dei Fomorii, un popolo "impetuoso" che difende quelle terre.

Nel villaggio di Etain c'è la luce elettrica, il tram, il telegrafo ... insomma, Chris si trova a suo agio.
In molti sono Druidi, Etain compresa. Gli ospiti vengono accolti bene. Sembra andare tutto al meglio, ma un giorno Lorg viene ritrovato morto. Caduto sotto una raffica di proiettili. 
Da quel evento è un susseguirsi di supposizioni su chi possa aver portato in EverWorld le armi dell'altro mondo.

L'ingresso di un altro "umano" sconvolge le carte in tavola. I ragazzi si rivolteranno contro Senna, non che prima l'amassero. Ne erano più che altro intimoriti.
Un cambio di schieramento, il ritorno di Merlino, un assedio al castello ... portano sempre più vicino al finale.

OPINIONE: Manca poco, pochissimo. Questo penultimo capitolo non delude. Chris ha un momento di cedimento quando cade vittima di Senna, ma per fortuna si riprende. Alla prossimo e ultimo!

I precedenti libri di EverWorld sono QUI!

sabato 7 gennaio 2012

Dannazione di Palahniuk

Fonte Libri e Caffèlatte
Mondadori
Strade blu
Dark
Madison è una ragazzina come tante.
Ha un unico problemino: è morta ed è all'inferno.


INCIPIT
Mi sente, Satana? Sono io, Madison. Sono appena arrivata qui, all'inferno, però non è colpa mia, se non fosse perchè sono morta per un'overdose di marijuana. Forse all'inferno ci sono finita perchè sono grassa, ma proprio grassa come una scrofa. Se si può andare all'inferno per il peccato di autostima, allora sono qui per quello. Vorrei tanto poterle dire una balla, e che sono pelle e ossa e con i capelli biondi e due tette così. Però mi creda: se sono grassa, ho le mie buone ragioni.
Innanzitutto mi presento.
Come rievocare la sensazione esatta che dà l'essere morti...
Ebbene sì, conosco la parola rievocare. Sono morta, non ritardata. Fidatevi, essere morti è molto più facile che morire. Se sei una che in vita riesce a guardare un sacco di televisione, allora essere morta sarà una passeggiata. Anzi, direi che guardare la tele e stare su Internet sono un ottimo allenamento... per la morte.

TRAMA: Madison ha tredici anni ed è una ragazzina come tante. Be' insomma, più o meno... Figlia di una star del cinema parecchio narcisista e di un miliardario, viene, tra le altre cose, dimenticata per le vacanze di Natale nel suo collegio di iperlusso in Svizzera dai genitori, in giro per il mondo a caccia di orfani da adottare davanti ai media.
Durante una notte degli Oscar, Madison riesce nella non facile impresa di morire per una overdose di marijuana, e all'improvviso si trova in una situazione assolutamente diversa da quella della maggioranza delle sue coetanee. Per dirla tutta, Madison non solo scopre di essere morta, ma per giunta di essere finita all'inferno, con la non esaltante prospettiva di dover trascorrere un bel po' di tempo (a occhio e croce l'eternità) tra le fiamme e quei tormenti che lo hanno reso tristemente famoso.
Insomma, è innegabile che sia difficile pensare positivo, ma Madison è una ragazza pratica e cerca da subito di rendere meno terribili le sue prospettive: prima di tutto deve farsi degli amici, poi deve scoprire come funzionano le cose all'inferno. Infine (e questo è un obiettivo mica da ridere), deve cercare di farselo piacere.
In poco tempo diventa amica di un gruppetto di coetanei: una cheerleader, un secchione, un punkrocker e un giocatore di football, e con loro attraverserà il Deserto di forfora e valicherà Colline di unghie tagliate, per arrivare alla città fortificata dove vive Satana...

Immagine dell'Inferno dantesco
Presa QUI!
E il Grande Oceano dello Sperma Sprecato, dove lo mettiamo?
Cipollino: Ah, che pacchia. Anche qui all'Inferno ho trovato il mare...
Sam: Ehmmm ... Cipollino, non è acqua. E' sperma!
Cipollino: Che schifooo!
Chuck non è per tutti, si sa. Meglio ribadirlo, però.
Di suo ho letto solo Fight Club, quindi non posso giudicare se Dannazione sia nella media, sopra o sotto. Il paragone con quel capolavoro di Fight Club è del tutto fuori luogo. Ambientazione, personaggi e trama sono totalmente diversi. Anche il target, a mio avviso. Se Fight Club era per adulti, e soprattutto per un pubblico maschile, Dannazione è anche per giovani "svegli" e volendo anche femminile. Del resto, Madison è una ragazzina di tredici anni.
Premesso questo, ho ritrovato il cinismo e l'umorismo nero di Chuck. Ci sono alcune parti grottesche e, lasciatemelo dire, abbastanza schifose. E non mi riferisco all'oceano di sperma, che invece mi ha fatto morir dal ridere :D
Per chi lo avesse letto, mi riferisco alla "gigantessa" ...

Prosegue su Libri e Caffèlatte

lunedì 28 novembre 2011

La fine del mondo storto di M. Corona

FONTE LIBRI E CAFFELATTE
MONDADORI
INCIPIT
Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone ed energia elettrica. Non occorre usare fantasia per immaginarselo, prima o dopo capiterà, e non ci vorrà nemmeno troppo tempo. Ma mentre quel giorno prepara il terreno, facciamo finta che sia già qui. Ha un brutto muso, è un tempo duro, infame, scortica il mondo a coltellate e lo spoglia di tutto. Di quel che serve e di quel che non serve. La gente all'improvviso non sa più che fare per acciuffare il necessario. Prova a inventarsi qualcosa e intanto arranca, senza sapere che una salvezza esiste. Il necessario sta dentro la natura. Ma, per averlo, occorre cavarlo fuori, prenderlo con le mani, e la gente le mani non le sa più usare.
«Sacramento che disgrazia!» dicono. «Non sappiamo usar le mani.»
Ma partiamo dall'inizio.

TRAMA (dalla quarta): Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l'energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l'un l'altro. E ora come faranno? 
La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c'è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. 
Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell'inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. 
Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell'uomo... 

CONCLUSIONI:
Intanto NON è un romanzo! E' un PAMPHLET! MAGARI ERA IL CASO DI DIRLO, NO? 
Questo scritto è solo un lungo sproloquio polemico di finto perbenismo anche un po' ipocrita di uno "scalatore-montanaro-scultore" che però, anzichè starsene in montagna, imbratta 160 paginette di banalità, senza inizio-svolgimento-fine, e le vende con Mondadori a 18.00 euro. 
E poi è "il mondo" che fa schifo? Bha! 
Da che pulpito viene poi 'sto predicozzo infinito su quanto non ci sia nulla da salvare al mondo? Su quanto i giovani siano sbagliati? Dal Dalai Lama? Be' da lui lo potrei anche accettare. Ma da Mauro Corona, no!
Ha dei problemi in campagna, Signor Corona, 
che si ostina a venire in città? 
CONTINUA SU LIBRI E CAFFELATTE

domenica 20 novembre 2011

Il Mummificatore di N. Brunialti

Fonte LIBRI E CAFFELATTE
NEWTON COMPTON
INCIPIT

"Mummificatore”, pensò l’uomo sogghignando.
Mi piace.
Quanta fantasia hanno…
Sono quarant’anni che mi cercano invano. Non mi prendono e non mi prenderanno mai.
Io so come uccidere. E lo faccio bene. Senza sbavature. Senza ripensamenti.
Per questo mi considerano un mostro.
Hanno analizzato così a fondo i miei comportamenti che ormai sembrano conoscermi molto meglio di quanto io conosca me stesso. Qualcuno, addirittura, si è detto certo che da piccolo sono stato maltrattato. Se sapessero quanto sono lontani dalla verità…
La mia infanzia è stata bellissima. Ho avuto i genitori migliori che un bambino possa desiderare. Mio padre con me non ha mai alzato la voce. Non ce n’era bisogno. All’epoca un ragazzino sapeva come doveva comportarsi. Anche se…
Ricordo perfettamente una sera di tanti anni fa. Eravamo seduti intorno al tavolo per la cena; io non volevo mangiare i cavolini di Bruxelles. Li odiavo. E li odio, ancora. Al solo sentirne l’odore, vengo preso da conati di vomito. Be’, anche quella sera feci il diavolo a quattro,ma i miei non fecero un fiato. Solo, non mi fecero alzare finché non li finii tutti. Ed era la mattina del giorno seguente. Era così che funzionava.
Se lo raccontassi a quelli della televisione, troverebbero subito un nesso fra i cavolini e i miei “delitti efferati”, come li chiamano. Ma il nesso non c’è.
Io uccido perché mi piace. Non per i cavolini di Bruxelles.
UN ESTRATTO LO TROVATE QUI!

TRAMA: Sophie ha tredici anni e tutti pensano che sia una ragazzina “strana”. Sarà per quel ciuffo di capelli fucsia davanti agli occhi, o forse perché è indipendente, introversa, ama la musica gothic e parla poco. L’unico con cui si confida è nonno Thomas, che l’ha sempre accettata e amata così com’è. Ma il nonno è morto, da tre anni...
Eppure Sophie non lo ha mai dimenticato: ogni mattina, prima di andare a scuola, lo va a trovare a Ober St Veit, il cimitero di Vienna, e gli racconta segreti e paure. Ma un giorno, tra tombe e alberi spogli, Sophie scompare, senza lasciare traccia. La polizia indaga, ha pochi indizi e un unico terribile sospetto…
Che l’introvabile serial killer che terrorizza la città possa aver colpito ancora? Nessuno può immaginare che la ragazza sia stata risucchiata in un inquietante mondo parallelo…
Tra fantasmi che camminano sulla Terra, città infestate e case pericolanti, Sophie si troverà coinvolta in un’avventura più grande di lei. Riuscirà mai a tornare a casa?

CONCLUSIONI: E' un'avventura molto leggera per ragazzini, intorno ai 12-13 anni. Purtroppo, credevo fosse per tutti ma l'ingenuità con cui si snoda la trama lascia supporre che sia solo per i più giovani.
Il personaggio del mummificatore è poco sfruttato, a mio avviso. Se avesse mostrato qualcosa, se avesse fatto qualcosa più avanti nella narrazione sarebbe stato più coinvolgente. Così rimane un po' asettico.
Carino però il mondo degli spettri, anche se per chi legge GAIMAN non sarà certo una novità.

sabato 19 novembre 2011

Mattatoio n.5 (La crociata dei bambini) di K. Vonnegut

Fonte Libri e Caffelatte
FELTRINELLI

INCIPIT

È tutto accaduto, più o meno. I brani di guerra, in ogni caso, sono abbastanza veri. Un tale che conoscevo fu veramente ucciso, a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro che conoscevo minacciò veramente di fare ammazzare i suoi nemici personali, dopo la guerra, da dei killer. E così via. Ho cambiato tutti i nomi.
Io tornai veramente a Dresda con i soldi della Fondazione Guggenheim (Dio la benedica) nel 1967. Somigliava molto a Dayton, nell'Ohio, ma c'erano più spazi vuoti che a Dayton. Nel terreno dovevano esserci tonnellate d'ossa umane.
Ci tornai insieme a un vecchio compagno di guerra, Bernard V. O'Hare, e facemmo amicizia con un tassista che ci portò al mattatoio dove eravamo rinchiusi la notte come prigionieri di guerra.
Si chiamava Gerhard Müller. Ci disse che era stato per un po' prigioniero degli americani. Gli domandammo che effetto faceva vivere sotto i comunisti, e lui disse che al principio era terribile, perché tutti dovevano lavorare molto duro, e perché non c'erano case e mancava da mangiare e da vestirsi. Ma adesso le cose andavano molto meglio. Lui aveva un bell'appartamentino, e la figlia frequentava una buona scuola. Sua madre era rimasta incenerita nell'incendio di Dresda. Così va la vita.
A Natale mandò a O'Hare una cartolina, ed ecco cosa diceva: «Auguri a lei, alla sua famiglia e al suo amico buon Natale e felice anno nuovo e spero che ci incontreremo di nuovo in un mondo libero e in pace nel mio tassi, se il caso vorrà.»

TRAMA (dalla quarta): Verso la fine della seconda guerra mondiale Vonnegut, americano di origine tedesca, accorse con tanti altri emigranti in Europa per liberarla dal flagello del nazismo. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, ebbe la ventura di assistere al bombardamento di Dresda dall'interno di una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita e deposito di carni. Da questa dura e incancellabile esperienza nacque "Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini", storia semiseria di Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare ("ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere") e in possesso di un segreto inconfessabile: la conoscenza della vera natura del tempo.

Dal libro: Così sollevai la mano destra e le feci una promessa. «Mary,» dissi «non credo che finirò mai questo libro. Ormai devo aver scritto cinquemila pagine, e le ho buttate tutte via. Se mai lo finirò, comunque, le do la mia parola d'onore: non sarà una cosa da Frank Sinatra o John Wayne. 
«Le dirò una cosa» feci. «Lo intitolerò La crociata dei bambini.»

Billy dal un'immagine del film "Slaughterhouse-Five" del 1972
di George Roy Hill
Provo a fare la trama "lineare". Non è facile anche perchè mancano dei pezzi e spesso i flash back sono anche di poche righe, comunque ci provo. Metto ovviamente le parti più importanti.

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giovedì 17 novembre 2011

EverWorld 10 - Mondi Sommersi di K.A. Applegate

Fonte LIBRI E CAFFELATTE
MONDADORI
INCIPIT
ACQUA, OVUNQUE...

Gli squali non erano grandi per gli standard di Everworld, ma erano sicuramente grandi. Nessuno era inferiore ai sei metri di lunghezza. Sei lunghi metri di squalo affamato. Con uno scatto repentino e fulmineo, uno degli squali strappò un nano dal suo sedile e lo spezzò in due.
Le gambe, che ancora scalciavano, caddero fluttuando lentamente e lasciando dietro di sé una scia di sangue. La folla strillò. Quelli più vicini furono presi dal panico, ma i più lontani apprezzarono molto la scena. Nettuno scoppiò in una folle risata che riecheggiò in ogni angolo dell'arena.
Ed ecco che il dio e i suoi seguaci erano di nuovo dall'altra parte del muro d'acqua, di nuovo nei loro comodi sedili, pronti ad assistere allo spettacolo della carneficina.
«Non possono uscire di lì, vero?» piagnucolò Christopher.
«Grande Atena, salvaci!» gridò Nikos.
Lo squalo più vicino si avvicinò alla barriera che separava l'aria dall'acqua. E continuò a nuotare. A mano a mano che il muso emergeva dalla nostra parte, si formava una bolla d'acqua che avvolgeva l'animale.
Nella sua bolla ondulata, lo squalo continuò a nuotare nell'aria. Adesso aveva le fauci spalancate. File e file di denti fitti e acuminati.
Puntava su di noi...

TRAMA: siamo col POV di David. Il gruppo è in nave. Lasciatosi alle spalle l'Egitto insanguinato e in rovina, con le divinità "distrutte", David, Chris, Senna, April e Jalil cercano di tornare sull'Olimpo per aiutare gli dèi nella guerra contro gli Hetwan.
Siccome non c'è tregua in EverWorld, arriva NETTUNO. 

Dal libro: Una figura enorme stava emergendo dal vortice verde. Era ondeggiante, ma si poteva distinguere un vago profilo. Un uomo, un essere umano, o almeno una creatura che vagamente ricordava una forma umana. Un dio. Sicuramente un dio. Trasparente, come una smisurata noce di gel per capelli gonfia sul pelo dell'acqua, emersa dalle profondità marine, in continua trasformazione.
E dentro la creatura, parte della creatura stessa, dentro la pancia, dentro la testa, c'erano quelli che sembravano delfini, squali, razze e altre creature marine che non seppi riconoscere. Potevano anche essere fasci di alghe. O magari balene. Quella creatura era sicuramente grande abbastanza.

Bellissima! Mi è piaciuta un'altra cosa su Nettuno, una precisazione che non si legge spesso. Una creatura di tali dimensioni non parlerebbe "normalmente" e un uomo non la percepirebbe altrettanto normalmente.
Infatti, da libro: E a quel punto, l'essere d'acqua parlò. I timpani quasi mi scoppiavano e gli occhi mi si chiudevano per la potenza del suono, i piedi slittavano sul legno e caddi in ginocchio sul ponte. La voce parlò, gridò, ruggì come un sistema di amplificazione troppo potente in una sala cinematografica troppo piccola. La voce sembrava venire da tutta quella massa d'acqua animata di vita, non da un punto in particolare: non c'erano labbra che si aprivano, non c'era una lingua che si muoveva.
Un dettaglio, forse, ma a mio avviso molto sensato. Spesso si leggono di creature gigantesche che parlano agli umani senza tener conto dei "dettagli" che l'autrice invece ha giustamente precisato. Bene! ^^

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