giovedì 18 luglio 2013

[libro] Labirinto di morte di Dick

Recensione
!Avviso di spoiler!
FANUCCI EDITORE
Cos'è reale e cosa non lo è?
In Labirinto di Morte di Philip K. Dick, il precursore del cyberpunk, il lettore viene portato a porsi questa domanda fino alla fine quando, anche dopo aver palesato la realtà, bastano poche righe per domandarsela ancora.

A maze of death, il titolo originale, è del 1968, ma pubblicato nel 1970 quando ancora nessuno parlava di realtà virtuale e di menti connesse a matrici. Nessuno, tranne Dick!
Un autentico genio visionario che ha creato opere uniche e innovative.
Lui creò la "fusione poliencefalica" ovvero una sorta di "connessione consensuale" a un mainframe molto sofisticato. Matrix vi dice nulla? Be', Dick già ne aveva tracciato le basi in questo suo romanzo ingiustamente (o forse volutamente, se vogliamo propendere per tesi alternative) tenuto nel sottobosco mediatico. Poco pubblicizzato e quasi ignorato.
Proprio per questo, ho deciso di inaugurare la Sezione Dick con Labirinto di morte, per rendergli giustizia.

E' mia intenzione recensire tutte le opere di Dick, nel tempo ovviamente.
Molti li ho già letti,  ma sono trascorsi diversi anni e li rileggerò per meglio cogliere quello che al tempo mi era sfuggito, un po' per mancanza di cultura in merito, un po' perché "leggevo senza spirito critico". Spirito positivo per cogliere messaggi e dettagli, non demolitivo in caccia di errori (preciso).

Quindi, intervallando con i consueti articoli di libri-cinema-serie, ogni tanto pubblicherò "un Dick" :)
Sperando sia di vostro gradimento, eccovi nel Labirinto di morte, una delle sue più cupe e claustrofobiche visioni. 
Una foto di Philip Dick col micio ^_^
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martedì 16 luglio 2013

[recensione] Krabat e il mulino dei dodici corvi

Krabat e il mulino dei dodici corvi


INCIPIT (esteso al primo capitolo)
Il Primo Anno
Il mulino nella palude di Kosel
Avvenne tra Capodanno e il giorno dell'Epifania. Krabat, un ragazzo allora quattordicenne, si era unito a due altri giovani mendicanti sorabi, e sebbene Sua Grazia Serenissima, il principe elettore di Sassonia, avesse vietato – pena gravi ammende – il mendicare e l'andar vagabondi in Codeste Contrade (ma per fortuna i giudici e i funzionari addetti all'uopo non lo prendevano troppo sul serio), si misero a girare come tre Re Magi di villaggio in villaggio nella regione di Hoyerswerda: come corone regali avevano corone di paglia sui berretti; e uno di loro, il piccolo e gaio Lobosch di Maukendorf, faceva il re moro, e ogni mattina si tingeva di nero con la fuliggine. Procedeva fiero davanti agli altri portando la stella di Betlemme che Krabat aveva inchiodato a un bastone.

Quando giungevano a una corte, mettevano Lobosch nel mezzo e cantavano: «Osanna al figlio di Davide!» o meglio: Krabat si limitava a muovere le labbra in silenzio, perché era giusto nel momento in cui si cambia voce. In compenso gli altri due Re Magi cantavano più forte, dimodoché l'equilibrio era ristabilito.
Molti contadini avevano macellato un maiale per Capodanno, e i re dell'Oriente ricevevano ricchi omaggi in salsicce e lardo. Altrove ricevevano mele, noci e prugne secche, talvolta panini al miele e focaccine allo strutto, pasticcini all'anice e stelline alla cannella. 
«L'anno comincia bene!» osservò Lobosch la sera del terzo giorno. «Così dovrebbe continuare fino a San Silvestro!» Le altre due maestà annuirono compassate e sospirarono. «Per quel che ci riguarda… magari!»
Trascorsero le notti seguenti a Petershain, nel fienile della bottega del fabbro; là avvenne che Krabat facesse per la prima volta quello strano sogno.
Undici corvi erano accovacciati su una stanga e lo guardavano. Krabat vide che al termine del lato sinistro c'era un posto libero sulla stanga. 
Poi udì una voce. La voce suonava roca, sembrava venire da lontano, dagli spazi, e lo chiamava per nome. Egli non osava rispondere. 
«Krabat!» risuonò per la seconda volta, e una terza volta: «Krabat!» Quindi la voce disse: «Vieni al mulino di Schwarzkollm, non te ne verrà danno!» Al che i corvi si rizzarono sulla stanga e gracchiarono: «Obbedisci alla voce del maestro, obbediscile!»

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mercoledì 26 giugno 2013

[quantum fiction] BIO Cyberpunk 2 di Baldin

[quantum fiction] BIO Cyberpunk 2 di Baldin


Il secondo e conclusivo volume di BIO Cyberpunk è sbarcato negli ebook store: 370 pagine a 2,99 centesimi. Finalmente, viene svelato il genere tenuto nascosto per non rovinare la sorpresa: 

BIO Cyberpunk infatti poggia la sua trama sulla TEORIA M della fisica quantistica. Non preoccupatevi se siete digiuni in materia (scusate la freddura), BIO vuole essere un romanzo e non un saggio. Tutto ciò che serve per la comprensione della trama è nel romanzo stesso, e sarà Bio a dire tutto il necessario.
Voi non dovete fare altro che lasciarvi trasportare nel suo mondo. 

TRAMA:
M-Matrice-Membrana
Bio vive una nuova esistenza come ripulitore di malware nel GUSer 5 insieme a Ergo e Null. 
È trascorso quasi un anno dai tragici eventi che lo hanno portato a allontanarsi da Ghost, quando giunge nel Buffer di Overflow un improbabile programma dal Tunguska. Dopo averlo attivato, Rasputin 0 gli mostrerà un video-messaggio di Alessio. «Emergi dal substrato, amico, che si esce!»  

Cos’è il Progetto BIO? E chi è Zero Tre?

Bio attraverserà gli strati della realtà in un crescendo esasperante e senza ritorno mentre la perfetta sinfonia delle stringhe vibrerà fino alla collisione. Fine dei giochi. Secondo e conclusivo romanzo di fantascienza che abbraccia le tematiche sulla realtà del precursore del cyberpunk, Philip K. Dick, e il film culto Matrix unito ai videogiochi e una matrice molto particolare. 
Per info e contatti: www.biocyberpunk.com


INCIPIT

GUSer Direzione generale dei server correttivi.

REGOLAMENTO
1-La Direzione non si assume alcuna responsabilità per gli umani che tentano l’accesso. 
2-È vietato lo scarico dati, sia in entrata che in uscita. 
3-I programmi esistenti o generati nei GUSer non possono interagire in alcun modo con gli umani. Non sono concesse eccezioni. 
4-Per coloro che avessero un ricoverato nel DELetery, ricordiamo che è VIETATO l’ingresso anche ai creatori salvo diretta delibera della Direzione stessa. Le probabilità di guarigione dall’ASM sono inesistenti. Si consiglia di chiudere la connessione col ricoverato per tempo.

AVVISO: Il GUSer 5 è in ripulitura e in stato di massima allerta. Per prenotare il servizio di QuickClean, FastFormat e Del4Ever contattare BioCyberpunk@GUSer5.
Master in carica, Sergey@GUSer1

lunedì 11 febbraio 2013

[manuale scrittura] Scrivere come i grandi

Proseguo della recensione del Manuale di Scrittura, prima parte QUI!
Audino Editore
Dopo i grandi scrittori della prima parte (Balzac - Dickens - Melville - Dostoevskij - Hamsun - Wharton - Maugham - Burroughs - Kafka e Lawrence), in questa seconda e conclusiva recensione vi accenno qualcosa  su: Faulkner - Hemingway - Mitchell - Orwell - Fleming - Salinger - Bradbury - O’Connor - Dick - Wolfe e King.

Nelle sue opere migliori si caratterizza per la musicalità delle parole, le allusioni e il ritmo.
Nelle sue peggiori, troppo barocco e involuto.
Secondo lui, la chiave del successo era la concentrazione. Mentre si scrive, è necessario lasciare da parte le preoccupazioni e abbandonarsi solo alla storia. Faceva molto "taglia e cuci". Riscriveva e revisionava a lungo i suoi scritti.
Gli Incipit sono singolari, periferici. Non iniziava nel mezzo della storia, ma ai margini arrivando alla storia in modo decentrato. Esiste il rischio di creare dubbio nel lettore iniziando con un incipit così esterno, ma se ben gestito può dare invece complessità all'opera stuzzicando il lettore.
Anche le conclusioni erano suggestive. Non solo chiudeva con una sorta di riepilogo o ricordo, ma generava delle corrispondenze, anche di valori.
Faulkner paragonava se stesso a un falegname dicendo che esiste un periodo di apprendimento e che s'impara a padroneggiare gli strumenti del mestiere solo dopo lo studio e la pratica.


HEMINGWAY
Il più imitato.
Lui utilizzava FRASI BREVI E CHIARE, semplici perché si potesse cogliere il punto anche con un lettura rapida e distratta. Il ritmo era veloce, proprio per le frasi corte, ma anche per l'assenza delle virgole.
Esempio da Festa MobileSpesso la signorina Stein non aveva ospiti ed era sempre molto amabile e per molto tempo mi dimostrò il suo affetto.
L'omissione delle virgole, però, è un'arma a doppio taglio perché potrebbe suscitare confusione. Quindi va utilizzata con moderazione.
LE PAROLE ERANO SEMPLICI E MAI FORBITE. Usava un vocabolario immediato e diretto. Si potrebbe dire l'opposto di Faulkner, che infatti lo criticava. Ma il successo di Hemingway era proprio nella prosa leggibile e precisa.
ESTETICA DELLE PAGINE è un suo segreto. Lui controllava molto come appariva la pagina andando a eliminare il superfluo quando stonava. Soprattutto nei dialoghi dove toglieva i "disse" quando non estremamente necessari.

PROSEGUE SU LIBRI E CAFFELATTE

lunedì 31 dicembre 2012

[ebook] BIO Cyberpunk di S.Baldin


Segnalazione da Libri e Caffelatte
cover BIO Cyberpunk
INCIPIT
... Matrice L1MB0 attivata.
Inserimento Progetto BIO03 in corso.
Elaborazione dati.
Attendere scansione...
...
Progetto BIO03 inserito con successo.
Premere invio.

TRAMA
Rinascita: Imprigionato nella Matrice Limbo per oltre quarant'anni, Bio Cyberpunk riesce a fuggire grazie all'aiuto di un giovane hacker. Reciso il collegamento neuronale col corpo, Alessio Merisi inizia una nuova esistenza in rete come Entità Bio.

È il 2056.

Missione: Attaccare la Shiba, potente multinazionale che controlla la matrice, per liberare Michela, la donna che ama.
Interferenze: Bio riceve dei file crittografati sotto forma di cristalli. Estrarrà dei video che gli mostreranno Michela mentre vive una vita alternativa in Milano nel 2011. Molti saranno i suoi dubbi, ma nulla lo distoglierà dal liberare Michela finché non scoprirà il mittente e sconvolgenti analogie con i filmati.

Due realtà stratificate e complesse.
Bio vi mostrerà la rete dall'interno. Michela, invece, sembrerà vivere una vita comune, ma è solo apparenza.

Il PRIMO di 2 romanzi cyberpunk scritti da Samantha Baldin, che ha scelto di farlo nascere in rete per non andare contro la natura di Bio e la sua sete di libertà.

Si consiglia la lettura a un PUBBLICO MATURO.
Per info: www.biocyberpunk.com
Se non basta l'anteprima degli store, QUI! sto inserendo il CAPITOLO 1, a seguire il 2 e il 3 ;) 
banner di BIO Cyberpunk
IN TUTTI GLI EBOOK STORE
amazon UltimaBooks Feltrinelli BookRepublic KOBO(Mondadori) e molti altri ancora

Essendo un ebook vi anticipo che "se fosse di carta" sarebbero 290 pagine, anche più. 
Il SECONDO, che uscirà nei primi mesi del 2013 (già scritto, sto solo definendo l'ultimo capitolo) vi informo che supera le 400 pagine. 
BIO Cyberpunk è un bel tomo di 700 pagine circa, quindi. E' stato un lungo lavoro, ma ve ne parlerò dall'altra parte.

Spero di vedervi anche su TWITTER e sulla PAGINA FAN.
Bio ha voluto anche il suo PROFILO su FB. Che se ne farà? Mha. ;)

Per ora, vi saluto.
Per ogni domanda, curiosità e altro contattatemi su info@biocyberpunk.com così non faccio caos con Libri e caffelatte che continua come sempre con le recensioni di film e libri, le interviste e tutto il resto.

NOTA PER I BLOGGER: non vi disturberò chiedendovi se vi va di leggerlo. Avendo anch'io un blog, lo so che si potrebbe creare un disagio strano. Ecco quindi che, se volete, se vi va, contattatemi voi. Vi invierò molto volentieri il file :)

martedì 16 ottobre 2012

[libro] Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro


Recensione da Libri e Caffelatte
EINAUDI
"Non lasciarmi" (Never let me go) è una distopia di Kazuo Ishiguro del 2005. L'autore, giapponese trapiantato in Inghilterra dall'età di sei anni, ha creato una visione alternativa della società odierna forse non troppo originale (dopo l'avviso di spoiler vi dirò), ma talmente riflessiva e personale dall'avermi colpita in modo positivo. E' una lettura molto soft, il tenore è tranquillo anche se c'è un'ansia e una tristezza costante per la situazione che vivono i protagonisti. 

INCIPIT
Inghilterra, tardi anni Novanta
Parte prima
Capitolo primo
Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, e da più di undici sono un'assistente. 
Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre. A quel punto saranno trascorsi quasi esattamente dodici anni.
Adesso mi rendo conto che il fatto che io sia rimasta per tutto questo tempo non significa necessariamente che loro abbiano grande stima di me.
Ci sono ottime assistenti a cui è stato chiesto di abbandonare dopo appena due o tre anni. E poi me ne viene in mente almeno una che ha operato per oltre quattordici, malgrado fosse un'assoluta nullità.
Quindi non ho nessuna intenzione di darmi delle arie. Ma so per certo che sono soddisfatti del mio lavoro, tanto quanto, nell'insieme, lo sono io. 
I miei donatori hanno sempre reagito meglio del previsto. 
I loro tempi di recupero sono stati alquanto straordinari, e quasi nessuno è stato catalogato come «soggetto problematico», almeno prima della quarta donazione. 
Sì, è vero, forse adesso mi sto davvero dando delle arie. Ma per me significa molto, essere in grado di svolgere bene il mio lavoro, specialmente quando si tratta di mantenere «calmi» i miei donatori. Ho sviluppato una sorta di istinto nei loro confronti. So quando è il momento di essere presente e confortarli, quando lasciarli soli con se stessi; so quando ascoltarli, qualunque cosa abbiano da dire, e quando, con un'alzata di spalle, dirgli che è arrivata l'ora di darci un taglio.

Locandina del FILM del 2010 di Romanek
Attori: Carey Mulligan, Andrew "Spiderman" Garfield
e Keira Knightley.
CONSIGLIATO!
TRAMA: Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio isolato e molto rigido nella campagna inglese. Fanno lezione, giocano, trascorrono il tempo. In apparenza una vita serena anche se si respira un'aria di quieta rassegnazione. Si creano dei legami affettivi e sentimentali.
Il tempo trascorre, vanno a vivere in un cottage sperando che "la data" venga spostata...

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mercoledì 11 luglio 2012

[libro] Linas di Jacopo Ninni

LA PICCOLA VOLANTE
INCIPIT esteso
(capitolo 1)

Il torrente che da secoli scava e ha dato la forma alla valle scende rabbioso fino ad un lago, dove può placare la sua furia. Lo specchio d’acqua, spesso velato da nebbie, è protetto da una coltre di arbusti spinosi che ne rendono quasi inaccessibili le rive. Da qui in poi il bosco prosegue fino ad un’ultima radura, dove tutti i sentieri convergono in una mulattiera che, tra gli ultimi arbusti e campi incolti, conduce al villaggio di Suanev. In questa radura, immutabile nei secoli, giace l’invisibile linea di confine tra ciò che parla la lingua della paura o quella dell’universo.
Un miglio più avanti si trova il primo grappolo di case; l’avamposto del villaggio, abitato per lo più da cacciatori e membri della Milizia.
Lungo uno di quei sentieri, un giovane dal passo sicuro ma attento a non lasciare tracce e fare troppi rumori si sta dirigendo verso le case, dove alcuni uomini che non sembrano curarsi del nuovo venuto guardano smarriti e spaventati verso il monte che ancora sembra tremare per l’urlo che si è appena dissolto nel cielo. L’aria è ferma; pur essendo primavera, non c’è alcun uccello il cui battito d’ali possa smuoverla. La tensione la si sente fin nella terra, nasce dalla radici e si espande a ogni gemma, a ogni respiro o ronzio. Anche le api restano come sospese nei pressi delle arnie, come indecise sulla direzione da prendere.

Il viandante, capelli rossi, lentigginoso, vestito in una casacca che a uno sguardo distratto si confonde con la macchia di arbusti, si ferma con la circospezione di chi non vuole essere riconosciuto. Si siede su un masso, solleva le gambe tenendole tra le mani e volta lo sguardo verso le cime dei monti alla sua sinistra, incrocia le gambe e levatosi il cappello lancia un saluto al monte. Agitandolo in aria per farsi aria e asciugarsi il sudore, si volta verso il gruppo lontano e con sarcasmo bisbiglia tutto il suo disprezzo.
«Eccoli, i cuccioli perenni della terra, questi poveri esseri impauriti che di giorno si proteggono con mamma arma e nonna legge, mentre la notte si circondano di mura e vagano tremebondi per le loro case. Temono il buio e i suoi umori, come la preda che si aggira per il bosco dopo il calar del sole consapevole che prima o poi incrocerà il gufo. Oggi è giorno di terrore, loro lo respirano nell’aria e la loro paura è tanto grande quanto la loro inettitudine a riconoscere la storia del mondo. La si annusa fino a qui, eppure non si rendono conto di essere la più facile delle prede, per chiunque.» 


TRAMALinas il gigante non è un'invenzione letteraria pura: la leggenda del Gigante Dormiente e della sua Peonia si perde fra le valli della catena montuosa del Linas, nella Sardegna sud-occidentale. 
Jacopo Ninni, prima di accettare la sfida e giocare con noi a inventarne la storia, non conosceva il nome di Linas, né quello di Peonia; è nato a Milano e vive in Toscana. 
Ci piace pensare che le belle storie siano come l'aria buona, ovunque c'è qualcuno col naso in aria e gli occhi socchiusi, pronto a respirarne l'essenza. Ci piace che la fantasia possa creare ambienti e vicende nuove partendo da qualcosa di noto, che fra boschi e radure reali si innestino vicende magiche e alchemiche e la realtà si riveli un gioco di incastri e rimandi, come in un giocattolo misterioso e perfetto...



Il libro lo trovate QUI!
Il sito della Piccola Volante QUI!




OPINIONE: La storia è molto originale quasi fiabesca. Il tenore del romanzo è aulico, sia nelle descrizioni che nei dialoghi. I personaggi sono tratteggiati con brevi aneddoti oltre che viverli attraverso le gesta.
C'è molto raccontato, pochi i dialoghi. Sembrerebbe un disagio, ma non lo è per quello che rappresenta quest'opera: creare una storia da una leggenda.
E' relativamente breve, anche per questo non dico di più. Ci si immerge in un mondo parallelo, lontano o forse dimenticato. Il passaggio comunque ha lasciato delle tracce tangibili in questa realtà. In Sardegna, infatti, c'è il gigante dormiente ^__^
E qui viene la magia. 
E' nata prima la leggenda o il gigante?

Cascata d Murumannu
Anche se molto lontano dal mio genere di romanzo, l'ho apprezzato soprattutto per la creatività di inventarsi una "leggenda" intorno al gigante di roccia. Bellissimo.
Ho fatto un giretto su Google Maps, alla ricerca del gigante, si vede anche da Porto Conte :)


Consiglio LINAS a chi volesse una lettura che ha il sapore della fiaba che prende spunto da un qualcosa che vediamo nella realtà, ma si anima di sogni e fantasie diventando leggenda a sua volta.
Grazie per avermi fatto conoscere il gigante.
Chi immaginava che in Sardegna ci fosse tale "creatura"... :D

Ringrazio la Piccola Volante per le bellissime immagini originali del Monte Linas.